Il nostro venditore di pentole colpisce ancora: dopo la paghetta di 80 euro, per conquistare qualche punto di gradimento che dovrebbe compensare l'effetto negativo agli occhi dell'opinione pubblica (o almeno di una parte consistente), dello smantellamento del welfare (o di alcuni suoi pezzi) , si inventa una "genialata" degna del miglior Mastrota, una mossa da "baffo" delle televendite, che però porta con se qualche interrogativo: inserire metà del "trattamento di fine rapporto" in busta paga, sottraendole alla buonuscita del lavoratore.
Qualche anima semplice esulterà: "sono più soldi in busta paga!!" , "meglio un uovo oggi che una gallina domani: la gente non arriva a fine mese" e via dicendo...
Si tratta chiaramente di un modo di "buttarla in caciara", sottraendo tempo ed energie ad un parlamento che ormai è praticamente esautorato, e permettendo di prendere altro tempo, a vantaggio dei creditori, cercando al contempo di recuperare consensi (la stessa operazione che si continua a fare tirando in ballo ogni due per tre i "diritti cosmetici", che, pur essendo necessari, non sono certo la priorità del paese).
Sulla natura di una mossa simile bisognerebbe però andare con i piedi di piombo e valutare seriamente i costi/benefici, cosa che mi appresto a fare, dal basso della mia ignoranza in materia fiscale, andando così "a sensazione":
CONTRO:
- la liquidazione non permetterà più, come prima, di creare un cuscinetto tra un lavoro "perso" e il nuovo posto di lavoro, sarà necessario un intervento statale (cassa integrazione o sussidi di qualche tipo) o privato (prestiti). Questo anche nel caso di licenziamento, che tipicamente avviene in maniera improvvisa, lasciando il lavoratore "in braghe di tela".
- dalle proteste di confindustria si evince che questo tipo di risparmio è vitale per le aziende. togliere quindi questo gruzzolo dalle mani di categorie in grande crisi (come le medie imprese) è un suicidio
- non si aumenta la base monetaria, grazie a questo "gioco delle tre carte", si spera di rimettere in circolo una quantità di risparmi, per stimolare la domanda, spiegherò in seguito questo meccanismo (presunto e secondo me totalmente inefficiente).
PRO
- ci sono più soldi in busta paga ( anche se la metà in busta paga è tassata in modo differente dalla metà che sarà effettivamente TFR)
- fare fronte alle esigenze immediate.
Per quanto riguarda quest'ultimo punto sono solidale con chi non ce la fa, ma... a che prezzo?
In pratica il gioco "a somma zero" , in realtà potrebbe essere a somma negativa, visti i dati (prevedibilissimi e previsti), che mostrano come le famiglie italiane siano piene di debiti.
L'effetto di qualunque manovra di spesa in deficit, all'interno dell'Euro (quindi in mancanza di un riallineamento del cambio e di una seria politica di spesa pubblica) è destinata ad ampliare ancora di più la forbice con i paesi "del centro".
In questo caso l'effetto sarà quello di sottrarre risorse al risparmio privato (togliendo un ammortizzatore sociale come di fatto è il TFR), per ripagare debiti esteri, e acquistare beni esteri.
il TFR in busta paga andrebbe quindi a varie banche e a posti come "la lidl", per essere chiari.
Come far fronte alle esigenze immediate di chi non arriva a fine mese?
Lo stesso Renzi, in un "intervista" alla trasmissione mediaset "Quinta Colonna", ribadisce che (eseguendo gli ordini "dall'alto") "abbiamo troppi risparmi". (sigh)
Si conferma quindi che l'obbiettivo è effettivamente il risparmio provato.
Ma scusate, mi sembra paradossale: prima si fa in modo di togliere le certezze sul lavoro e di diminuire i salari, poi si cerca di raccattare gli stessi soldi dei lavoratori, a cui viene tolta la forma di "risparmio-cuscinetto" e attribuita quella di "ripianamento dei debiti". In che modo dovrebbe aiutare i consumi interni? Qualunque acquisto sarà molto più ponderato, ed eseguito secondo il miglior rapporto "qualità/prezzo", quindi fondamentalmente sono soldi che andranno in beni esteri. Non sarebbe meglio, invece, fare in modo di aumentare i salari* permettendo così agli italiani di ripagare i debiti e arrivare a fine mese senza "rompere il salvadanaio"?
Purtroppo la domanda è retorica, ormai il dubbio è se Renzi sia un "utile idiota" manipolato dalla guida tedesca dell'europa (che è l'unica che beneficia delle misure proposte dal nostro), oppure se sia parte di un progetto deliberato di aggressione a lavoratori e risparmio, eseguito dalla sinistra che veste i panni del "kapo" nazista, per cercare di salvarsi politicamente, non potendo sconfessare una scelta (l'adesione alla moneta unica), rivelatasi ormai, nell'evidenza dei fatti, un pesante fallimento.
In ognuno dei due casi sarebbe opportuno che qualcuno a sinistra si svegli e inverta la rotta, perché non può che finire male per tutti (lavoratori, politici di sinistra e sindacalisti), e la cosa più probabile è che , come successo in Francia, ci sia un impennata dei consensi verso forze di destra "anti-euro".
Occorre per la sinistra stare attenta al bosco di rovi nel quale si sta cacciando.
Per non sbagliare potrebbe ricominciare a difendere gli interessi degli italiani che avrebbe dovuto rappresentare: i lavoratori (e quindi anche la piccola e media impresa, colonna portante della nostra economia). Perché dubito che il capitale internazionale sia in grado di confermare Renzi al potere in presenza della più grande distruzione di ricchezza dall'inizio del secolo (esclusa la seconda guerra mondiale). Questo proprio perché dubito anche (mi sento fiducioso nella specie umana e particolarmente ottimista) che gli elettori proseguano a votare contro i propri interessi, perché siamo sì un popolo intontito, che non ragiona e che è spesso incapace di reagire, ma a tutto c'è un limite. Confido nel fatto che anche gli italiani possono essere capaci di cambiare direzione, votando chi gli prospetta una speranza, in antitesi ad un programma "lacrime e sangue" (con qualche contentino), e praticamente nessuna speranza per il futuro (al netto dei continui proclami di ottimismo del PD).
In ogni caso si conferma, oltre la debolezza politica e lo scarso spessore professionale (se fosse provato che non c'è dolo si dovrebbe parlare di incompetenza), la linea di subalternità politica nei confronti della guida tedesca, ed è sicuramente un altro passo avanti verso lo sfaldamento dell EU, come testimoniano le ultime vicende francesi.
* (no, non tramite la bacchetta magica, ma attraverso politiche espansive di stimolo della domanda, aggiustando il cambio, e rese possibili da una politica fiscale ad hoc, e con investimenti nel settore pubblico sopratutto in opere e infrastrutture, tanto per cominciare)
Craven New World
Politica, economia, letteratura, musica.
mercoledì 8 ottobre 2014
martedì 7 ottobre 2014
NOI CHIEDIAMO (di essere informati)
Mi raggiunge (purtroppo) questa catena di S.Antonio, sul momento decido di non darle peso, e archivio il messaggio.
Il caso vuole, però, che fino ad oggi abbia dovuto sorbirmi un paio di discorsi di questo tipo, e non ho potuto fare a meno di collegare le due cose.
Procedo ora ad esaminare il testo in questione, cercando di evidenziare dove esistono problemi di tipo ideologico, che l'italiano medio non riscontra, preso com'è dalla sua ansia di giustizia sommaria (senza se e senza ma) e dalla sua invidia sociale.
Ecco, il buono e onesto (perché ariano) Hartz è imputato per la corruzione di sindacalisti (che hanno accettato di buon grado le sue riforme, chissà come mai), e non sembra che per evitare imbarazzanti figure si sia dimesso. Eppure le sue riforme hanno toccato l'intera Europa (non come quelle dei ladri di polli nostrani): se c'è qualcuno che avrebbe dovuto essere onesto sopra ogni dubbio è proprio lui . Ma evidentemente questo fantomatico senso del pudore per il quale tutti i disonesti in Europa si dimettono è, diciamo, una boutade. Alla stregua delle barzellette con famoso italiano, il tedesco ed il francese.
sicuri sia la priorità? Mi sembra che ridurre gli spazi democratici sia un interesse di chi ci governa, non certo il nostro. Come Monti, che non perde occasione per ribadire che le decisioni che contano andrebbero prese "al riparo del processo elettorale", oppure come per le riforme delle regioni (tutto rimane com'è: solo non li eleggiamo più, perché vengono scelti dai politici stessi) o per la riforma del senato... tutti modi per sottrarre spazi di democrazia, giustificando l'operazione con un risparmio di pochi spicci.
1- qual'è l'entità del problema? perché pare proprio che si stia parlando di una percentuale davvero irrilevante del PIL italiano. Siamo sicuri che intasare il parlamento con istanze di riduzione dei compensi ai parlamentari (seppure sia cosa auspicabile se non altro per solidarietà con i lavoratori in difficoltà ) sia l'urgenza di questo paese?
2- Domanda retorica: siamo certi che la politica come volontariato e passione non esponga ancor di più ai pericoli della corruzione e della mafia? Chi ha già un lauto stipendio dovrebbe essere più difficilmente corruttibile, al contrario di chi lo fa per volontariato. Quanto credete potrà resistere un volontario alla famosa valigetta piena di soldi?
La morale è: chi ha dei risparmi è un evasore, una sanguisuga o un corrotto, per definizione, quindi va messo all'indice e tassato a dovere.
L'obiettivo è quindi impossessarsi del risparmio privato , meritato e non.
Il paese del bengodi!!! peccato che però bisogna sempre vedere se si è un tedesco di serie a o di serie c, perché pare proprio che ci sia un bella differenza. In più gli investimenti pubblici mancano (a causa delle politiche di deflazione interna), e le infrastrutture cominciano ad essere fatiscenti. Ci mancherebbe che le facesseo pagare! (nota ironica)
E' vero: gli incentivi per le nascite sono maggiori all'estero. La spesa pubblica in Francia è infatti maggiore della nostra: "nel periodo 1999-2007 il rapporto fra spesa pubblica complessiva e Pil nei paesi dell’eurozona è stato questo:
Italy 48
Germany 47
Netherlands 46
Greece 45
Portugal 43
Spain 39
Ireland 33
Il caso vuole, però, che fino ad oggi abbia dovuto sorbirmi un paio di discorsi di questo tipo, e non ho potuto fare a meno di collegare le due cose.
Procedo ora ad esaminare il testo in questione, cercando di evidenziare dove esistono problemi di tipo ideologico, che l'italiano medio non riscontra, preso com'è dalla sua ansia di giustizia sommaria (senza se e senza ma) e dalla sua invidia sociale.
LO STATO chiede di aumentare l'età delle pensioni perché in EUROPA tutti lo fanno.primo errore: non è LO STATO che lo chiede, ma principalmente una parte politica che non ha ne' le idee, ne' la forza per imporre una politica autonoma che provenga da un idea ponderata. Non è vero che in europa tutti lo fanno, come si nota da questa pagina è evidente che l'età pensionabile è già in linea con la media Europea.
NOI CHIEDIAMO IN CAMBIO:Ma ne siamo certi? non è che è il solito luogo comune? Ah no, ecco. mi sembrava strano che in Europa lo facessero tutti. prendiamo ad esempio l'ex ministro Hartz, quello delle riforme grazie alle quali l'onestissima germania (sforando regole e trattati) è riuscita a rendere più competitive le proprie aziende (che sono state così surrettiziamente sovvenzionate a spese dello stato tedesco, cosa proibita dai trattati).
w di arrestare tutti i politici corrotti , di allontanare dai pubblici uffici tutti quelli condannati in via definitiva perché in EUROPA tutti lo fanno, o si dimettono da soli per evitare imbarazzanti figure.
Ecco, il buono e onesto (perché ariano) Hartz è imputato per la corruzione di sindacalisti (che hanno accettato di buon grado le sue riforme, chissà come mai), e non sembra che per evitare imbarazzanti figure si sia dimesso. Eppure le sue riforme hanno toccato l'intera Europa (non come quelle dei ladri di polli nostrani): se c'è qualcuno che avrebbe dovuto essere onesto sopra ogni dubbio è proprio lui . Ma evidentemente questo fantomatico senso del pudore per il quale tutti i disonesti in Europa si dimettono è, diciamo, una boutade. Alla stregua delle barzellette con famoso italiano, il tedesco ed il francese.
NOI CHIEDIAMOMai visto un popolo chiedere di ridurre i propri spazi di democrazia. In ogni caso L'Inghilterra sembra proprio batterci in questo, e non sembra siano messi particolarmente peggio di noi, anzi.
w di dimezzare il numero di parlamentari perche’ in EUROPA nessun paese ha cosi’ tanti politici !!
sicuri sia la priorità? Mi sembra che ridurre gli spazi democratici sia un interesse di chi ci governa, non certo il nostro. Come Monti, che non perde occasione per ribadire che le decisioni che contano andrebbero prese "al riparo del processo elettorale", oppure come per le riforme delle regioni (tutto rimane com'è: solo non li eleggiamo più, perché vengono scelti dai politici stessi) o per la riforma del senato... tutti modi per sottrarre spazi di democrazia, giustificando l'operazione con un risparmio di pochi spicci.
NOI CHIEDIAMOEd ecco che si arriva al discorso CASTA. Sia ben chiaro: è spiacevole e di certo infastidisce chi si spezza la schiena tutto il giorno, che ci siano stipendi e privilegi così alti. Ma dobbiamo riflettere su due cose:
w di diminuire in modo drastico gli stipendi e i privilegi a parlamentari e senatori, perché in EUROPA nessuno guadagna come loro.
1- qual'è l'entità del problema? perché pare proprio che si stia parlando di una percentuale davvero irrilevante del PIL italiano. Siamo sicuri che intasare il parlamento con istanze di riduzione dei compensi ai parlamentari (seppure sia cosa auspicabile se non altro per solidarietà con i lavoratori in difficoltà ) sia l'urgenza di questo paese?
2- Domanda retorica: siamo certi che la politica come volontariato e passione non esponga ancor di più ai pericoli della corruzione e della mafia? Chi ha già un lauto stipendio dovrebbe essere più difficilmente corruttibile, al contrario di chi lo fa per volontariato. Quanto credete potrà resistere un volontario alla famosa valigetta piena di soldi?
NOI CHIEDIAMODi questa proposta "grillesca" si è parlato e le opinioni sono contrastanti (personalmente sono contro, se non altro per il fatto che creare una sorta di "turisti della politica" non serve a nessuno, o meglio sarebbe funzionale ad un controllo esterno, ma questo è un discorso che affronterò eventualmente in altra sede), inutile soffermarsi, in ogni caso la cosa che mi preme sottolineare è che NON è vero che "in europa tutti lo fanno".
w di poter esercitare il “mestiere” di politico al massimo per 2 legislature come in EUROPA tutti fanno !!
NOI CHIEDIAMOSi potrebbe anche essere d'accordo (qualora fosse un problema), ma ancora: innanzi tutto NON è vero che in europa è diverso. In secondo luogo, bisognerebbe vedere quali tra le pensioni d'oro sono davvero immeritate. Ad un lavoratore che ha versato contributi in misura maggiore, spetta di diritto una pensione maggiore. Si fa quindi leva sull'invidia sociale e sulla rabbia cieca verso il "più ricco", in modo da creare capri espiatori. Al momento il capro espiatorio è il risparmio privato, in qualunque forma.
w di mettere un tetto massimo all’importo delle pensioni erogate dallo stato (anche retroattive), max. 5.000, 00 euro al mese di chiunque, politici e non, poiche’ in EUROPA nessuno percepisce 15/20 oppure 37.000,00 euro al mese di pensione come avviene in ITALIA
La morale è: chi ha dei risparmi è un evasore, una sanguisuga o un corrotto, per definizione, quindi va messo all'indice e tassato a dovere.
L'obiettivo è quindi impossessarsi del risparmio privato , meritato e non.
NOI CHIEDIAMOAddirittura! scandalo! Voglio ricordare che parliamo di circa 10 milioni di Euro annui , una frazione praticamente millesimale della spesa medica in italia (che è circa 8 miliardi). Certo è fastidioso, è vergognoso, ma siamo sicuri che sia la priorità? E' chiaramente un'altro "carico" messo a favore dell'odio verso "la casta". In ogni caso scandali simili sono all'ordine del giorno un pò ovunque nel mondo, scandalizzarsi è davvero da ingenui.
w di far pagare i medicinali visite specialistiche e cure mediche ai familiari dei politici poiche’ in EUROPA nessun familiare dei politici ne usufruisce come avviene invece in ITALIA dove con la scusa dell’immagine vengono addirittura messi a carico dello stato anche gli interventi di chirurgia estetica, cure balneotermali ed elioterapioche dei familiari dei nostri politici !!
CARI MINISTRI
w non ci paragonate alla GERMANIA dove non si pagano le autostrade, i libri di testo per le scuole sono a carico dello stato sino al 18° anno d’eta’, il 90 % degli gli asili e nido sono aziendali e gratuiti e non ti chiedono 400/450 euro come gli asili statali italiani !!
Il paese del bengodi!!! peccato che però bisogna sempre vedere se si è un tedesco di serie a o di serie c, perché pare proprio che ci sia un bella differenza. In più gli investimenti pubblici mancano (a causa delle politiche di deflazione interna), e le infrastrutture cominciano ad essere fatiscenti. Ci mancherebbe che le facesseo pagare! (nota ironica)
IN FRANCIA
w le donne possono evitare di andare a lavorare part time per racimolare qualche soldo indispensabile in famiglia e percepiscono dallo stato un assegno di 500,00 euro al mese come casalinghe piu’ altri bonus in base al numero di figli .
E' vero: gli incentivi per le nascite sono maggiori all'estero. La spesa pubblica in Francia è infatti maggiore della nostra: "nel periodo 1999-2007 il rapporto fra spesa pubblica complessiva e Pil nei paesi dell’eurozona è stato questo:
France 53
Austria 51Italy 48
Germany 47
Netherlands 46
Greece 45
Portugal 43
Spain 39
Ireland 33
" (cfr. A.Bagnai )
Quindi cosa bisogna rispondere a chi ci dice "lo stato spende troppo" o "tagliamo la spesa pubblica" ? Bene, eccovi serviti: non potete auspicare la morte dello stato spendaccione e poi auspicarvi contemporaneamente maggiore spesa pubblica.
Ecco la conclusione: l'odio sfocia nella rivolta cieca che avviene fondamentalmente senza aver compreso chi è il nemico.
E' tutto coerente con l'impostazione da format televisivo che porta con se l'ondata di autorazzismo che, ad esempio, ha portato alla rivolta e il successivo colpo di stato nazista di piazza Maidan.
Citando L.B.Caracciolo:
tutto si lega ad una distorta idea della politica , dello stato e denota una scarsa educazione civica.
Sulla casta, e l'odio cieco verso tutto ciò che è statale e pubblico, rimando alla lettura di questo articolo.
Il tutto si inquadra esattamente nel contesto autorazzista nel quale sguazzano tanto il PD, quando il M5S. La manfrina che continuano e ripeterci è "non siamo capaci di governarci", "siamo tutti corrotti" , "siamo mafiosi", "siamo un popolo di evasori", "succede solo in italia", e quindi gli italiani sono di fatto una razza inferiore (qualcuno asupica perfino che sia la germania a governarci direttamente). Siamo quindi una razza disonesta nel DNA, che va trattata con la frusta perché altrimenti fuori controllo e incapace di alcunché di positivo. Per il politico innovativo di turno dovremmo sempre "fare come" qualcuno. Peccato che questi luoghi comuni si scontrino con la realtà dei fatti. Nei fatti l'Italia , fin quando ha potuto (fin quando aveva i mezzi politici ed economici per farlo) se la cavava egregiamente (se pur con tutti i suoi noti problemi e sprechi), e le cose sono peggiorate guarda caso da quando è stata guidata in modo "esterno" (dalla banca centrale indipendente prima, dall'Europa poi). Hanno distrutto una nazione fondamentalmente sana e in crescita facendo credere ai cittadini che la colpa fosse la loro. Proprio un colpaccio non c'è che dire. Ora andate! fuoco e forconi!!! andate a prendere il parlamento e farne il nuovo reichstag! ein volk ein reich ein führer!
aaa dimenticavo: FATE GIRARE!!!!111
IN FRANCIAIdem come sopra, fatevi due domande.
w non pagano le accise sui carburanti delle campagne di napoleone, noi le paghiamo ancora per la guerra d’abissinia!!
NOI CHIEDIAMO A VOI POLITICI che la smettiate di offendere la nostra intelligenza, il popolo italiano chiude 1 occhio, a volte 2, un orecchio e pure l’altro ma la corda che state tirando da troppo tempo si sta’ spezzando.
Chi semina vento, raccoglie …..tempesta !!!
Ecco la conclusione: l'odio sfocia nella rivolta cieca che avviene fondamentalmente senza aver compreso chi è il nemico.
E' tutto coerente con l'impostazione da format televisivo che porta con se l'ondata di autorazzismo che, ad esempio, ha portato alla rivolta e il successivo colpo di stato nazista di piazza Maidan.
Citando L.B.Caracciolo:
"per chi abbia letto il libro "The Bad Samaritans", proclamato lo "stato di corruzione" (variante moralistica della shock economy) si affaccia invariabilmente una terapia: quella dell'austerità anti-spesa pubblica e pro-privatizzazioni, imposta dagli organismi internazionali che gridano all'emergenza corruzione. Essa (terapia), infatti, si preannuncia, come rimedio unico ed inevitabile, proprio con l'arrivo delle accuse di corruzione (che in Italia hanno avuto infatti la ben nota sincronia con la conclusione del Trattato di Maastricht).
E sul significato della enfasi posta sulla corruzione, come attacco alla democrazia sociale nei suoi fisiologici punti deboli..[...]"
Sulla casta, e l'odio cieco verso tutto ciò che è statale e pubblico, rimando alla lettura di questo articolo.
Il tutto si inquadra esattamente nel contesto autorazzista nel quale sguazzano tanto il PD, quando il M5S. La manfrina che continuano e ripeterci è "non siamo capaci di governarci", "siamo tutti corrotti" , "siamo mafiosi", "siamo un popolo di evasori", "succede solo in italia", e quindi gli italiani sono di fatto una razza inferiore (qualcuno asupica perfino che sia la germania a governarci direttamente). Siamo quindi una razza disonesta nel DNA, che va trattata con la frusta perché altrimenti fuori controllo e incapace di alcunché di positivo. Per il politico innovativo di turno dovremmo sempre "fare come" qualcuno. Peccato che questi luoghi comuni si scontrino con la realtà dei fatti. Nei fatti l'Italia , fin quando ha potuto (fin quando aveva i mezzi politici ed economici per farlo) se la cavava egregiamente (se pur con tutti i suoi noti problemi e sprechi), e le cose sono peggiorate guarda caso da quando è stata guidata in modo "esterno" (dalla banca centrale indipendente prima, dall'Europa poi). Hanno distrutto una nazione fondamentalmente sana e in crescita facendo credere ai cittadini che la colpa fosse la loro. Proprio un colpaccio non c'è che dire. Ora andate! fuoco e forconi!!! andate a prendere il parlamento e farne il nuovo reichstag! ein volk ein reich ein führer!
aaa dimenticavo: FATE GIRARE!!!!111
martedì 8 luglio 2014
Equo compenso: do hate the player
Uno dei miei contatti ha condiviso oggi questa foto, derivante da questa azione su Twitter.
Mi viene in mente: "don't hate the player, hate the game", ovvero: chi ha permesso a questa follia economica di attuarsi? Più che prendersela con Franco Siddi, mi interrogherei sulla funzione e la professionalità dell'intera categoria.
Fa parte del dovere dei giornalisti di portare all'attenzione del pubblico i problemi economici (e quindi di permeare l'opinione pubblica). Cosa che non è stata fatta nel modo corretto, propagandando questa o quella verità di parte, prescindendo completamente dai dati e dalle osservazioni dei più illustri e competenti analisti.
Ignorare questi fatti e problemi o difendere ideologicamente il padrone che paga (come fanno "i giornaloni") porta a perpetuare quelle azioni dannose che vengono intraprese, nel silenzio generale (salvo le eccezioni di pochi eroi, o inguaribili sognatori), o peggio, con il sostegno del popolo. In poche parole, la disinformazione perpetuata dai grandi organi di stampa, si ripercuote inevitabilmente anche sui giornalisti*, che essendo dipendenti come tutti gli altri, anch'essi soffriranno "la crisi" (la moderazione salariale causata dall'ideologia al comando), come (quasi)tutti del resto. Solo la diffusione della conoscenza può portare ad equilibrare il sistema democratico, con i cittadini che finalmente possano votare secondo i propri reali interessi, non per quelli di facciata, spacciati dalla propaganda generalista, (attraverso gli organi di stampa e TV) per sviare costantemente il discorso politico.
L'attività di vigilanza del giornalismo sarebbe essenziale, ma un giornalismo asservito, come sicuramente è quello italiano, è utile solo alla gattopardiana preservazione dello status quo. Che dire? per i giornalisti studiare, e mai piegarsi a logiche di appartenenza o editoriali, perché, prima ancora che sui politici, io punto il dito sui giornalisti (non faccio di tutta l'erba un fascio, ma i pochi giornalisti integri dovrebbero perlomeno portare all'attenzione del pubblico la grande opera di disinformazione che viene perpetuata da anni).
A esempio, nel blog di Gilioli si denuncia la vergogna delle paghe nelle coop rosse, e un utente che si firma "Collaboratore precario" commenta così:
"Gilioli sa che i quotidiani locali del suo gruppo editoriale pagano gli articoli 4 euro lordi, vero? Gilioli sa in che situazione vivono i collaboratori-schiavi di queste testate, o no?
Risposta:.
Chieda in giro com’erano pagati (e come sono tuttora, credo) i collaboratori del sito dell’Espresso quando ne ero responsabile.
Verrebbe da chiedere: "perché, quanto erano pagati?" ma la domanda è naturalmente retorica, e lo "smile" sa di presa per i fondelli.
In ogni caso, basta pensare all'azione -inesistente- dei sindacati. Come commenta Bagnai in questo post:
Non capisco dove fosse l'Usigrai (con tutti gli altri sindacati) quando la Grecia o il Portogallo venivano massacrati. Un aspetto "lieto" in questa novella ci sarebbe. Una volta toccati dalla crisi, gli amici informatori forse proverebbero ad informare. Devo dirti la verità: so già che non sarà così. I poveri martiri dell'Ert greca hanno diffuso anche loro trionfalistici messaggi di adesione all'eurismo, non sono stati estranei al sistema di potere che li ha sputati dalla propria bocca, chiudendo la loro emittente da un giorno all'altro. Molti continuano a difendere il regime anche oggi, e magari anche dopo aver passato qualche giorno dentro (per via dell'occupazione della sede), come vedrete nell'anteprima de "Il successo greco" all'evento del 12 aprile.
Quindi, sì, non c'è nessuna lieta novella.
In qualsiasi studio televisivo vada gli uscieri, i tecnici, i cameramen, le truccatrici, i microfonisti, ecc. mi stringono la mano e mi incoraggiano. Il resto lo vedete, è quello che va in onda. Certo, non sono contento che queste persone perdano il lavoro. Non è colpa loro. Ma non è nemmeno colpa nostra.
Quando si capirà che non esistono più safe haven di alcun tipo, allora forse maturerà un minimo di coscienza e si porranno le condizioni per una riscossa.
Continuerò a evidenziare in questo blog i motivi per i quali sarebbe interesse dei giornalisti strapparsi i paraocchi. Loro sono stati una parte importante del problema, loro devono essere una parte della soluzione.
Personalmente ho i miei dubbi che la voglia di riscatto e di "verità" sia superiore alla necessità di portare a casa il pane per tirare a campare, e se la volontà di non abbassare la testa possa prevalere sulla paura del ricatto, ma a ben pensarci è anche il dubbio amletico al quale hanno sempre dovuto rispondere molti commercianti vittime del pizzo, o i testimoni di omicidi mafiosi, etc. Solo che in questi casi generalmente, il commerciante che non denuncia la criminalità è additato dalla società civile come "colluso" (si deve sempre denunciare) . Il giornalista invece di solito viene giustificato per via delle "linee editoriali".
*esempi: 1, 2, 3, 4, 5 [...]
e potrei continuare a lungo con casi simili, meglio metterselo in testa: non esistono "safe heaven". Siamo tutti (lavoratori salariati, disoccupati, malati, studenti, vecchi ed indigenti) sullo stesso "Titanic", è ora di smetterla di suonare: l'acqua, ormai, la sentiamo bagnarci le caviglie.
martedì 10 giugno 2014
Per i buoni imprenditori e i bravi dipendenti..
"[...] Ho da dire che sono innocente. In tutta la mia vita non ho mai rubato, non ho mai ammazzato, non ho mai versato sangue umano, io. Ho combattuto per eliminare il delitto. Primo fra tutti: lo sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. E se c'è una ragione per la quale sono qui è questa, e nessun'altra. ... Una frase, una frase signor Katzmann, mi torna sempre alla mente: "Lei, signor Vanzetti, è venuto qui nel paese di Bengodi per arricchire". ... Una frase che mi dà allegria. lo non ho mai pensato di arricchire. Non è questa la ragione per cui sto soffrendo e pagando. Sto soffrendo e pagando perché sono anarchico... e me sun anarchic! Perché sono italiano... e io sono italiano. Ma sono così convinto di essere nel giusto che se voi aveste il potere di ammazzarmi due volte, e io per due volte potessi rinascere, rivivrei per fare esattamente le stesse cose che ho fatto. ... Nicola Sacco... il mio compagno Nicola! Sì, può darsi che a parlare io vada meglio di lui. Ma quante volte, quante volte, guardandolo, pensando a lui, a quest'uomo che voi giudicate ladro e assassino, e che ammazzerete... quando le sue ossa, signor Thayer, non saranno che polvere, e i vostri nomi, le vostre istituzioni non saranno che il ricordo di un passato maledetto, il suo nome, il nome di Nicola Sacco, sarà ancora vivo nel cuore della gente. (Rivolgendosi a Sacco) Noi dobbiamo ringraziarli. Senza di loro noi saremmo morti come due poveri sfruttati. (Rivolgendosi alla giuria) Un buon calzolaio, un bravo pescivendolo, e mai in tutta la nostra vita avremmo potuto sperare di fare tanto in favore della tolleranza, della giustizia, della comprensione fra gli uomini. Voi avete dato un senso alla vita di due poveri sfruttati!"Chi ha orecchie per intendere... |
venerdì 9 maggio 2014
La Prigione di Ferro Nera (o "regno delle tenebre")
Comincio solo di recente a comprendere l'importanza di quello che molti grandi pensatori del passato temevano sopra ogni cosa: la sovversione reiterata della realtà (qualunque cosa sia) ai danni dei subalterni, tipicamente il popolo.
Hobbes nel Leviatano ne parla nell'ultimo capitolo (Il regno delle tenebre) che, seppur dedicato al clero e non al monarca/stato, si presta bene a descrivere questa opera di mistificazione:
Hobbes descrive il regno delle tenebre come "una confederazione di ingannatori che, per ottenere il dominio sugli uomini nel tempo presente, si sforzano, con dottrine oscure ed erronee, di estinguere la luce sia della natura che del vangelo e di renderli così impreparati per il regno di Dio a venire"[2].
Chi, nel panorama della SF (e nello specifico dei racconti o romanzi distopici), ha sempre posto l'accento su questo tipo di problemi, in modo ossessivo e talvolta paranoico (ma come si diceva in un -ormai- vecchio film che forse pochi appassionati conoscono: "la paranoia è soltanto la realtà, su una scala più sottile" ) è indubbiamente Philip K. Dick.
Dick produsse una gran quantità di letteratura fantascientifica, e in molte delle sue opere, è presente il tema dello stato di polizia, lo stato fascista, di una politica che inganna il popolo al punto di sovvertire in apparenza la struttura della realtà stessa. Questa ossessione paranoica dello stato fascista si trasformerà, nelle ultime opere, nella Prigione di Ferro Nera, l'oppressione modello di tutte le oppressioni, il controllo totale delle menti e delle azioni mediante il controllo della sovra-realtà, la dittatura delle coscienze estesa allo spazio intero e al Tempo tutto. In sostanza una realtà olografica creata ad hoc.
Dick identifica "i guardiani della prigione" nella destra neoliberista che si afferma con Nixon al potere (quanta lungimiranza). Riporto alcune tematiche affrontate in alcuni dei suoi romanzi.
- Mr Lars, sognatore d'armi (Zap Gun)
- Redenzione immorale (The Man Who Japed):
- Utopia andata e ritorno ,(The unteleported man) - Menzogne S.p.A (Lies, Inc. )
Come fa notare D.Suvin:
- Noi marziani (Martian Time-Slip)
Come si nota attraverso tutta la sua produzione, a partire da "Una svastica sul sole" (The Man in the High Castle), si passa dal nazifascismo tedesco a quello ipotetico/alternativo (ma immanente nella società reale nella forma del capitalismo liberista) anglosassone/americano.
Una visione nella quale il "mercato" prende il sopravvento mostrando la storica natura dispotica e violenta delle oligarchie che lo manovrano. Un nazismo non troppo dissimile da quello tedesco, e che comprende anche la componente xenofoba.
Ed è impressionante (o terrificante) notare come le paranoie e le paure profonde di Dick si siano in seguito manifestate praticamente tutte, in qualche forma.
Una visione sul futuro che ci ricorda verso dove stiamo andando (o verso dove siamo guidati).
La direzione sembra essere quella della prigione di ferro nera, attraverso il regno delle tenebre... (sembra un estratto da Tolkien, ma è meno "fantasy" e più "horror").
Hobbes nel Leviatano ne parla nell'ultimo capitolo (Il regno delle tenebre) che, seppur dedicato al clero e non al monarca/stato, si presta bene a descrivere questa opera di mistificazione:
Hobbes descrive il regno delle tenebre come "una confederazione di ingannatori che, per ottenere il dominio sugli uomini nel tempo presente, si sforzano, con dottrine oscure ed erronee, di estinguere la luce sia della natura che del vangelo e di renderli così impreparati per il regno di Dio a venire"[2].
Chi, nel panorama della SF (e nello specifico dei racconti o romanzi distopici), ha sempre posto l'accento su questo tipo di problemi, in modo ossessivo e talvolta paranoico (ma come si diceva in un -ormai- vecchio film che forse pochi appassionati conoscono: "la paranoia è soltanto la realtà, su una scala più sottile" ) è indubbiamente Philip K. Dick.
Dick produsse una gran quantità di letteratura fantascientifica, e in molte delle sue opere, è presente il tema dello stato di polizia, lo stato fascista, di una politica che inganna il popolo al punto di sovvertire in apparenza la struttura della realtà stessa. Questa ossessione paranoica dello stato fascista si trasformerà, nelle ultime opere, nella Prigione di Ferro Nera, l'oppressione modello di tutte le oppressioni, il controllo totale delle menti e delle azioni mediante il controllo della sovra-realtà, la dittatura delle coscienze estesa allo spazio intero e al Tempo tutto. In sostanza una realtà olografica creata ad hoc.
Dick identifica "i guardiani della prigione" nella destra neoliberista che si afferma con Nixon al potere (quanta lungimiranza). Riporto alcune tematiche affrontate in alcuni dei suoi romanzi.
- Mr Lars, sognatore d'armi (Zap Gun)
racconta la storia di Lars Powerdry, che di mestiere fa il progettista di "armi alla moda" che servono ad abbindolare le masse dei creduloni più nella contrapposizione politica con il blocco orientale (l'Est Spione) che di fronte alla fantomatica minaccia di un'invasione aliena. Le armi sognate da lui e dalla sua controparte russa, Lilo Topchev, sono appariscenti surrogati che servono a sfoggiare una potenza militare più esibita che reale. Nel momento di unire le forze dei due blocchi, ufficialmente per fare fronte comune contro la minaccia extraterrestre, in realtà perché i due governi hanno trovato un modo nuovo per creare una struttura mediatica da sovrapporre alla realtà proposta alle masse, gli stati maggiori dei due blocchi fanno incontrare Lilo e Lars. Quest'ultimo, prosciugato sentimentalmente dal ritmo che è costretto a mantenere nell'ideazione di nuove armi spettacolari, si invaghisce della sua alleata/avversaria.
- Redenzione immorale (The Man Who Japed):
Nel 2114, dopo un conflitto catastrofico avvenuto ormai da più di un secolo, il mondo è dominato da un regime politico conosciuto come il Rimor (per esteso Risanamento Morale[1]), un sistema di governo che, nato con lo scopo di risanare l'umanità dopo la tragedia della guerra, ha finito per esasperare i suoi stessi valori etici e morali, rendendoli sempre più costrittivi e oppressivi nei confronti dei singoli individui. Se tutto viene razionalizzato e sacrificato all'efficienza e l'etica del lavoro sembra far da padrone, ogni manifestazione della propria persona, tanto pubblica quanto privata, viene passata al vaglio e giudicata: piccoli robot, chiamati balilla[2], spiano e registrano il comportamento di ogni singolo cittadino, mentre custodi di condomini, durante le assemblee di caseggiato, mettono in piedi veri e propri processi dove condannare qualunque genere di trasgressione (sesso extra-coniugale, uso di alcolici in pubblico, ecc.), segnando così in maniera irreversibile la vita di chi è chiamato a giudizio. Il simbolo di questo regime totalitario è il maggiore Streiter, un personaggio storico vissuto negli anni della guerra e che, di fatto, è il fondatore stesso della società del Rimor, colui cioè che ha ideato e portato avanti il processo del Risanamento Morale. A distanza di più di cent'anni, infatti, i suoi discendenti occupano ancora tutti i posti di rilievo e di comando di questa società.In questo scenario, il protagonista Allen Purcell, uomo simbolo dei suoi tempi e modello della civiltà del Rimor, è a capo di un'agenzia di informazione e comunicazione pubblica direttamente connessa agli organi di governo. Il suo lavoro, in buona sostanza, consiste nel produrre degli sceneggiati (dai contenuti strettamente morali) che il regime, attraverso un organo mediatico dal nome di Telemedia, provvede a trasmettere a livello mondiale, su qualunque mezzo di comunicazione di massa. Si tratta di un incarico di alta responsabilità, finalizzato al controllo dell’opinione pubblica e al perpetuarsi dei valori etici del Rimor.
- Utopia andata e ritorno ,(The unteleported man) - Menzogne S.p.A (Lies, Inc. )
(il racconto The unteleported man sarà ripreso in forma di romanzo da Dick, e pubblicato postumo con il profetico titolo "Lies, Inc.", ovvero: "Menzogne S.p.A" )
Dick descrive così la Neues Einige Deutschland, Nuova Germania unita di Ernest Reinholt , il cui seguace Horst Bartold diventerà segretario dell'Onu.:
"Reinholt aveva ottenuto dagli Stati Uniti e dall'Unione Sovietica ciò che voleva: una Germania libera e unita [...] E, sotto Reinholt, la Neues Einige Deutschland aveva giocato sporco fin dall'inizio. Ma questo non aveva davvero sorpreso nessuno. Est e Ovest erano tutti indaffarati a erigere tendopoli là dove in precedenza c'erano stati i maggiori "cenpop", i centri di popolazione urbana come Chigaco o Mosca [...] Il protocollo segreto di Reinholt e della sua Nuova Germania unita non prevedeva affatto la neutralità. al contrario.La NGU avrebbe sgominato la Cina."
- I simulacri (The Simulacra)
Il romanzo è ambientato nel XXI secolo, in degli ipotetici "Stati Uniti d'Europa ed America", governati dal partito unico Democratico-Repubblicano (vi fa venire in mente qualcosa?)La storia si basa sull'intreccio di alcune vicende, tra le quali:
- Le trame politiche ordite dai governanti degli USEA (Stati Uniti d'America e d'Europa), nati dalla fusione di USA e Germania Ovest durante la guerra fredda, al centro delle quali sta il cambio del Presidente (in realtà un simulacro, cioè un androide perfettamente somigliante a un essere umano) e la figura della giovane first lady, Nicole Thibodeaux;
- La spietata concorrenza delle industrie che costruiscono i simulacri presidenziali (la grande multinazionale Karp e la piccola azienda familiare Frauenzimmer);
Come fa notare D.Suvin:
"Come suggerito in precedenza, la persona totalmente immorale e quindi inumana è spesso un androide, che Dick, ponendo una certa enfasi sugli aspetti di contraffazione e artificialità, chiama "simulacro" (vedi il molto istruttivo discorso di Vancouver in SF commentary #31). Già nei suoi primi romanzi ciò è associato all'uso della scienza moderna da parte di persone accecate dal potere, che sono esse stesse esseri veramente inumani, reificati e quindi in un certo senso più falsi dei loro simulacri. È qui adombrata un'interessante teoria antropologica, a metà via tra Rousseau e Marx, secondo la quale c'è un'anima autentica di umanità nell'uomo Sapiens, per cui uomini e donne sono spinti all'alienazione dalla pressione della civiltà che li costringe ad un cammino non autentico, deumanizzato. Questo porta sempre all'insorgere di una resistenza interiore alla pressione in tutti coloro che seguono semplicemente il loro istinto umano di considerare le persone come un fine, non come un mezzo."
- Noi marziani (Martian Time-Slip)
Sempre Darko Suvin ci fornisce il miglior spaccato del romanzo (nell'ottica della nostra analisi):
"Nel corrotto microcosmo di Noi marziani queste tre varianti di capitalismo (classico laissez-faire, burocratico, e demagogicamente manageriale), insieme al capitalismo di stato della supernazione ONU, che dispone di interi pianeti, costituiscono almeno un quadro riassuntivo delle possibili forme del capitalismo stesso. Lo slogan del grande movimento cooperativo, che Manfred vede a coronamento della propria orribile visione di decadenza del futuro planetario, è AM-WEB, spiegato con una delle frequenti reminiscenze tedesche di Dick, in "Alle Menschen Werder Bruder" - "Tutti gli uomini diventino fratelli" (da Schiller attraverso la Nona di Beethoven). Ma naturalmente questa spiegazione è mezza vera e mezza falsa - l'acronimo più adatto per lo slogan dovrebbe essere, in fondo, AMWB senza "E" e senza trattino. Quindi, all'interno del canonico parallelismo dickiano tedesco-americano, AM-WEB è anche, e soprattutto, un emblema dell'ironico rovesciamento delle pretese di libertà, fraternità ed uguaglianza - è I"' American Web",la ragnatela americana del grande business, l'aristocrazia corrotta del lavoro, e del grande stato che trasforma la difficile vita di tutti i giorni dei piccoli uomini in un incubo futuro. Come Aldiss fa notare nel suo saggio, l'intero "Noi Marziani" - ed oltre ad esso molte altre opere di Dick - è una ragnatela maledetta. Il ragno economico-politico che la tesse è identificabile con una chiarezza poco conosciuta nella SF americana, dall'oligarchia di London fino al proprietarismo di Ursula Le Guin."
Come si nota attraverso tutta la sua produzione, a partire da "Una svastica sul sole" (The Man in the High Castle), si passa dal nazifascismo tedesco a quello ipotetico/alternativo (ma immanente nella società reale nella forma del capitalismo liberista) anglosassone/americano.
Una visione nella quale il "mercato" prende il sopravvento mostrando la storica natura dispotica e violenta delle oligarchie che lo manovrano. Un nazismo non troppo dissimile da quello tedesco, e che comprende anche la componente xenofoba.
Ed è impressionante (o terrificante) notare come le paranoie e le paure profonde di Dick si siano in seguito manifestate praticamente tutte, in qualche forma.
Una visione sul futuro che ci ricorda verso dove stiamo andando (o verso dove siamo guidati).
La direzione sembra essere quella della prigione di ferro nera, attraverso il regno delle tenebre... (sembra un estratto da Tolkien, ma è meno "fantasy" e più "horror").
martedì 29 aprile 2014
Von Hayek presenta: Reddito minimo garantito. coming soon...
Ultimamente si blatera discute molto di una misura dalle note nazional-popolari, che mette d'accordo un po' tutti i partiti che dal mainstream mediatico vengono definiti "antagonisti" (ma che in realtà, secondo il mio modo di vedere, risultano propedeutici allo status quo): il reddito minimo garantito.
Una comunione di intenti trasversale, che è in realtà (più o meno coscientemente da parte di chi la adotta) espressione di una visione politico-economica del mondo ben precisa.
Così come il job-act introdotto da Renzi, una misura di questo tipo (così com'è descritta nelle intenzioni di chi ne parla, ovvero in maniera assistenziale), è parte integrante del costrutto "Von Hayek-friendly" che ha accompagnato gli ultimi 30 anni di vita politico-economica dell'Europa, e in particolare della Germania.
L'obbiettivo non dichiarato di questo tipo di visione è quello di relegare le classi subalterne in una gabbia sociale all'esterno della quale è impossibile uscire.
Esse vengono mantenute ad un livello minimo di benessere, tanto quanto basta perché accettino di buon grado la propria posizione, non avanzino pretese (contrattazione sindacale) e non intervengano nel processo decisionale politico, che deve rimanere prerogativa delle élite (Hayek non sostiene esattamente questo, ma la sua impostazione sfocia nolentemente nell'oligarchia, per motivi puramente umani: l'avarizia avrà sempre la meglio in un mercato deregolamentato e i metodi "non convenzionali" di conquista di una posizione dominante sono duri a morire, in assenza di un intervento esterno pronto e forte).
E con la scusante che non è l'impostazione in se ad essere sbagliata, ma sono gli uomini ad agire male, si cavalca, da parte delle suddette élite, questa che si può chiamare a tutti gli effetti "ideologia", perché maggiormente utilizzabile ai propri fini.
D'altronde l'impostazione di uno "stato-minimo" lascia pochi spazi di intervento nel caso in cui "sfortunatamente" si presentassero dei monopoli di fatto.
Riprendendo il discorso precedente, in casa nostra si cerca di applicare la ricetta tedesca: controllare i salari tramite una deregolamentazione del mercato del lavoro (leggi: "sfoltimento" dei diritti acquisiti, cosa auspicata da Hayek), per ovviare al malcontento che la disoccupazione (anch'essa necessaria in un sistema liberista di questo tipo) inevitabilmente provoca, si fornisce un sussidio di tipo assistenziale per permettere condizioni di vita appena sufficienti .
Ciò è stato fatto in Germania con le riforme "Hartz" e viene proposta l'applicazione anche in casa nostra.
Ma dove i salari sono più alti, un loro contenimento pesa si, ma relativamente. Dove invece i salari sono già piuttosto bassi, e l'economia è in recessione l'impatto è potenzialmente devastante. Un'altra differenza significativa è che in Germania la riforma ha avuto un corpo unico: (creazione di disoccupazione e elargizione del sussidio sono avvenute in contemporanea), mentre da noi si chiede di flessibilizzare (o precarizzare che dir si voglia) il lavoro, senza però in contemporanea fornire alcun sussidio. Un sistema evidentemente insostenibile anche da un punto di vista "hayekano".
Queste le parole di Von Hayek:
There is little question that in times of general unemployment the state must intervene to mitigate genuine hardship either by disbursing unemployment compensation or, as in earlier times, by legislation to help the poor." (1937)
Cioè:
"esistono pochi dubbi sul fatto che in tempi di disoccupazione generale, lo stato deve intervenire per mitigare questi disagi reali elargendo compensazioni di disoccupazione, o , come in tempi antichi, tramite una legislazione che aiuti i poveri"
Riprendo ora un illuminante articolo nel blog di Luciano Barra Caracciolo nella quale si evidenziano le linee comuni tra il pensiero di Von Hayek e di quello di movimenti come "M5S" , "Tsipras" , etc, ma anche di Renzi:
"Una delle forme più diffuse di interferenza è sicuramente la legislazione in materia di giustizia sociale, la quale tende a modificare la posizione economico/sociale delle persone favorendo (ad esempio attraverso la tassazione) le persone meno agiate. Su questa tematica, la posizione di Hayek è assai drastica: le persone svantaggiate (i poveri, gli ammalati, i portatori di handicap, le vedove, gli orfani, ecc) debbono essere protetti da una “rete” che assicuri loro il minimo necessario alla sopravvivenza, ma ciò deve avvenire al di fuori del libero mercato e non come intervento correttivo del mercato da parte della legislazione. Assicurare un reddito minimo a tutti è, secondo Hayek, un dovere della società libera: ma ciò deve verificarsi tramite l’assistenza e non cambiando in modo artificiale le regole del mercato.
Tra i vari compiti dello Stato, spicca quello di costruire strade, fissare indici di misura, di fornire altri tipi di informazioni (attraverso mappe e cartelli stradali, ad esempio) e di controllare la qualità dei beni e dei servizi. Ma riguardo ad altri servizi, come ad esempio quello postale, quello dell’istruzione e delle telecomunicazioni, il monopolio dello Stato è pernicioso al massimo, oltre che inefficiente."
Sembrano a prima vista due ragionamenti parzialmente incompatibili: da una parte si ammette anche l'intervento dello stato legislatore in soccorso dei "poveri", nel riassunto seguente invece l'intervento statale sembra "bandito". come mai?
In realtà è una contraddizione solo apparente per i seguenti motivi:
1-) Deve essere fatto tutto il necessario affinché le classi subalterne non siano talmente insoddisfatte da avanzare pretese:
"Bisogna fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, fosse anche solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi."
2-) Hayek non lo puntualizza in modo chiaro, ma lo fanno altri per lui: (estratto sempre dall'articolo precedente):
Rimane il problema di capire come lo Stato dovrà intervenire. Ce lo dice un altro economista neoliberale, Eucken. Lo Stato, dice, deve intervenire con “azioni regolatrici”.E le azioni regolatrici dello Stato vanno fatte non sull’economia ma sul funzionamento del mercato. Questo significa che si dovrà puntare sempre alla stabilità dei prezzi ossia quel che deve fare lo Stato è controllare a tutti i costi l’inflazione. Lo Stato non dovrà mai calmierare i prezzi, non dovrà mai sostenere un settore in crisi, non dovrà mai e poi mai creare posti di lavoro attraverso l’investimento pubblico. Lo Stato dovrà solo controllare l’inflazione. Come? Attraverso il tasso di sconto, attraverso l’abbassamento delle tasse. Ma mai con una politica che turbi l’economia.
Questo compito dello stato, quindi "in deroga" ai principi neoliberisti, è necessario per mantenere lo status quo.
Per riprendere l'origine del nome del blog, il "mondo nuovo" al quale si guarda, è simile a quello di Huxley più che a quello di Orwell (anche se i "prolet" assomigliano molto, nella loro ignavia e ignoranza, alle classi "povere" attuali). Un mondo in cui gli appartenenti alle "caste" subalterne non sentono l'esigenza di avanzare pretese, visto che hanno il minimo necessario e la loro vita è impegnata quasi interamente per tirare avanti.
Un mondo in cui la cosa più importante è la condizione di nascita e che rende molto difficile, se non impossibile, il riscatto sociale (il figlio d'operaio non può essere dottore). Caste stagne, insomma: in netta antitesi allo spirito della costituzione italiana.
Al di là del questioni di "lana caprina" , ciò che è davvero grave qui è il fare propria, da parte di forze considerate antagoniste, una impostazione di tipo "neoliberista" alla Von Hayek.
Ciò indica ancora una volta, a mio avviso, l'ignoranza della "base" in certi movimenti, e spero ( ma non ci credo) che non ci sia malafede nei vertici, ma anche qui solo una sostanziale vacuità nella visione e necessità di "parlare alla pancia" dell'elettorato.
E se invece di assistere con l'elemosina i poveri e disoccupati , provvedessimo a creare occupazione?
La via inflattiva (quella che punta l'accento sulla necessità di creare occupazione),è l'antitesi del neoliberismo, ed è parte integrante del nostro apparato statale di "repubblica fondata sul lavoro" come"garante dei soggetti più deboli" in quanto secondo la nostra costituzione lo stato ha il compito di garantire:
solidarietà politica, economica e sociale" (art. 2), dare "pari dignità
sociale...rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono
il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di
tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del
Paese" (art. 3), riconoscere "il diritto al lavoro e promuove le
condizioni che rendano effettivo questo diritto." (art. 4), "promuove lo
sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il
paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", (art. 9) .
Il tutto fa parte di una distorsione orwelliana: fare digerire a un elettorato ricette che vanno contro ai suoi interessi, presentandole come se andassero a suo esclusivo vantaggio, o quasi. Ed esso vi si appiglia e premia i politicanti che forniscono tali cure venefiche.
(Mi prometto di scrivere nel prossimo futuro di tale distorsione e dei metodi per perseguirla, facendo un parallelo anche qui con i romanzi distopici, che devono sempre essere tenuti presenti, a mio avviso, perché ci indicano futuri possibili: non dimentichiamo che alcune delle cose profetizate da tali romanzi, si sono puntualmente avverate, in toto o solo in parte).
giovedì 17 aprile 2014
Insieme per un "altro nazismo" ?
Ultimamente mi trovo a disagio nel vedere alcune delle persone che stimo e
reput(av)o intelligenti schierarsi a favore di idee e politiche in netta antitesi con "il
sentimento" al quale dicono (o pensano) di ispirarsi.
Parlo in particolare di sostenitori del movimento "Tsipras".
In una interessante discussione su "Goofynomics" si legge un commento che può
fare da "sinossi" ai ragionamenti successivi:
"Le posizioni di Viale (Tsipras n.d.r) assomigliano a quelle di uno che trovandosi a
Stalingrado nel gennaio '43 faccia presente che prendere a fucilate la sesta
armata di Von Paulus non risolverebbe l'inquinamento del Volga.
Con l'euro puntato alla testa mi riesce difficile progettare e pensare a un economia
solidale, con la filiera corta, con una bassa impronta ecologica.."
In effetti credere di fare il km0 ripensando alle logiche di produzione/consumo
all'interno dell'euro è pura fantasia, utopia, o malafede. Vedi le logiche delle quote latte, arance,
pesce, etc.
Come evidenzia Bagnai, Uno dei motivi per cui è stato fatto L'Euro (che è in sostanza un cambio fisso
come quello di Bretton Woods , che era peraltro maggiormente flessibile) è quello di
poter finalmente fare in modo che in Sicilia si mangino arance spagnole e in
Norvegia le aringhe siciliane (non ci sono aringhe in Sicilia? meglio! le
importeremo per poi esportarle!) : tanto i prezzi sono uguali, anzi (artificialmente) più convenienti .
Ma se c'è una cosa che importa ancora di più alla troika, (oltre rendere
subalterne e umiliare intere nazioni) è di "consigliare" (nella maniera intesa da
don corleone) gli acquisti militari. La gente DEVE morire di fame ( e Tsipras
meschinamente concorda, accettando a casa sua salari da 500 euro), per
favorire il modello mercantilista, ma si DEVONO fare sacrifici per comprare le armi (dei tedeschi).
Per non parlare della corruzione in ambito di gestione dei casi sindacali: come
insegna Hartz l'indebolimento/distruzione dei sindacati (con annessa più o
meno sporadicamente la corruzione dei sindacalisti ) è il metodo preferito per tacere
sulla premeditata svalutazione dei salari ovunque nella zona Euro (quando
invece altrove i salari crescono, persino in cina), facendola passare come
necessaria.
Sostenere l'Euro significa quindi avallare queste politiche: svalutazione dei
salari, internazionalizzazione della produzione a svantaggio delle piccole
imprese (e relativi salariati) locali ( quindi l'esatto opposto del "kilometro
0") , e delegare ad enti esterni (naturalmente non eletti) le politiche sul welfare e sul lavoro.
Ora: ma se non importa ad un lombardo della fine che farà un disoccupato siciliano, perché
dovrebbe importare ad un tedesco?
Non esiste una fantomatica "altra europa": è fumo negli occhi e intercettazione del dissenso.
Sorvolando sul metodo nazista di costruzione della moneta imponendo immani
sofferenze in nome della finanza e della grande industria e allontanando ,
invece che avvicinare i popoli europei. Le nostre differenze sono più delle
cose in comune: è oggettivamente antistorico uniformare paesi così
culturalmente e socialmente diversi. E' una follia e denota, quello si,
cieco nazionalismo (là dove la "nazione" è un "super-stato" che assomiglia
più ad un impero con i suoi paesi periferici).
Inoltre: un'europa economicamente (anche se NON socio-politicamente e storicamente) bilanciata prevederebbe trasferimenti fiscali interni.
Questo si tradurrebbe in un esborso per paesi come la Germania pari a circa 250 Miliardi di Euro l'anno , il 10% circa del proprio PIL (J.Sapir).
Ciò non viene accettato dai tedeschi, non solo perché è logico che non lo facciano, ma anche perché la fortuna dei politici tedeschi (come Merkel ma anche Shultz) è stata costruita anche sulla BALLA COLOSSALE che la crisi fosse colpa dei piigs , paesi "porci" che si indebitano e sono poco produttivi.
Togliendo subito dal campo la bufala della crisi dovuta al debito pubblico (è
una crisi di debito privato), eviterei di scadere nell'autorazzismo dandogli
ragione, visto e considerato che:
1-ad ogni debitore corrisponde un creditore ( tra lo "strozzino" e lo
"strozzato" chi ha ragione? ) magari se avessero prestato con più oculatezza..
riguardo la produttività, è stato riconosciuto da più parti che la Germania ha
operato una svalutazione interna dei salari, per cui chiaramente la produttività aumenta,
ma questo è barare (sono bravi tutti ad essere produttivi pagando poco i
dipendenti)
2-i livelli di corruzione e malaffare non sono così rilevanti ai fini
(marco)economici, lo sono a livello sociale, certo. ma la mafia non è nata con la
crisi (quindi con la nascita dell'eurozona). è presente da quasi due secoli e non prevedo una sua scomparsa a breve termine. Se poi vogliamo andare a vedere proprio bene, si osserverebbe che
"tutto il mondo è paese" ovvero che anche altrove ci sono certi problemi di
una certa rilevanza, ma ciò non causa uno stato di emergenza permanente che
finisce per mettere sotto scacco la democrazia.
Inoltre, se ci fosse stato un qualche margine di trattativa, per un'"altra europa" sulla base del rispetto dei trattati (regolarmente disattesi , soprattutto da "nord" ) non saremmo a questo punto. significa
risolvere il problema con la stessa medicina che l'ha originato: attenzione.
Un altra cosa alla quale prestare particolare attenzione è il pericolo
democratico: i trattati e la costituzione europea (oltre a togliere agli stati
la possibilità di operare economicamente rendendo di fatto impossibile
l'attuazione di politiche sociali e anti-cicliche) SOVRASCRIVONO le norme
costituzionali locali, quindi anche i principi fondanti della costituzione
antifascista italiana. Un tema di cui si sono occupati (tra gli altri) Il
professor Guarino e Luciano Barra Caracciolo.
Occorre tenere presente molte cose quando si vuole essere realmente
ambientalisti e non solo funzionali al sistema (utili idioti).
Riguardo al tema dell'immigrazione: è sotto gli occhi di tutti che le nazioni
del sud (Italia, Spagna e Grecia sopratutto) sono state lasciate a loro stesse
nella gestione dei flussi migratori. Non esiste una linea comune europea e non
esisterà mai, visto l'atteggiamento dei paesi nordici (che tutt'ora chiudono
le frontiere agli immigrati), i quali sarebbero più che contenti di bloccare i
flussi alle loro frontiere, lasciando però schiere di "raccoglitori di
pomodori" da sfruttare poco oltre. Sacche di manodopera sottopagata da sfruttare.
E ancora riguardo la questione meridionale ( che dovrebbe starci a cuore):
Il sud Italia si trova maggiormente in difficoltà all'interno dell'eurozona,
perchè gli shock economici si scaricano molto più pesantemente sulle regioni
in deficit strutturale, rispetto a quelle con un surplus di qualche tipo.
Chi andrebbe prima in crisi con l'esm? sicilia o lombardia? Il proseguire su
questa strada potrebbe portare ad una ulteriore frammentazione nord/sud.
Ricordo che uno dei principali motivi della mancata adesione dell'Inghilterra
all'eurozona è stato proprio la grande differenza tra le regioni UK (regno
unito), di fronte alla quale si è temuta una frammentazione in caso di una
crisi futura.
Riprendo una frase letta da un candidato "Tsipras":
"Uno dei grossi problemi posti dalla globalizzazione è quello che i sistemi
economici hanno dimensioni molto più estesi dei sistemi di governo o dei
sistemi di influenza politica, con il paradosso che l'economia, dopata dalla
grande finanza, finisce per essere ingovernabile anzi, a governare essa stessa
i sistemi politici, imponendo tempi e scelte. L'unico baluardo possono essere
esclusivamente sistemi politici ampi, in grado di governare il sistema
economico su un territorio sufficientemente esteso. La scelta di un'Europa
unita, tralasciando il ruolo nel mantenere la pace fra i paesi aderenti, è
quindi una scelta necessaria ed importante."
Una affermazione quantomeno contraddittoria:
siccome la finanza globale è forte e si è sostituita alla politica, dobbiamo
dare più forza ad un super-stato che se ne infischia dei suoi cittadini in
quanto fa gli interessi del centro dell'impero (governato , attraverso organi non eletti, dai poteri
finanziari)?
Non sarebbe più semplice riaffermare la supremazia della politica attraverso la sovranità popolare e il
ritorno in auge dei valori costituzionali?
Invece di delegare ad enti esterni le decisioni (allontanandole quindi dal processo democratico) non sarebbe più efficace gestire i problemi a livello locale (magari da chi sa di che tipo di problemi
si tratta?)? Siamo sicuri che ad un tedesco importi preservare ,ad esempio, il finocchio selvaggio, o il dentice corazziere?
Ma poi che razza di ragionamento è il "togliere il potere democratico agli
stati" perché la finanza è troppo forte? Ma l'estensione geografica non
c'entra nulla con la potenza economica e con la democrazia!
Basta vedere casi come Giappone, Corea del Sud (che nel 2015 raggiungerà i
nostri livelli di benessere, per poi superarci di gran lunga), ma anche guardando
l'italietta degli anni pre-euro, ci si accorge che i miti della finanza
cattiva che ti schiaccia in ogni caso sono FALSI.
La politica può (e deve) controllare l'economia a
prescindere dall'estensione geografica dell'aerea in questione.
Basta la volontà di farlo.
Ed in ogni caso, non si tratta di fare la guerra alla Cina, al Sudamerica
oppure ai paesi arabi (brics). perché in questo caso, anche tutti uniti in europa, verremo
schiacciati. La Cina è sempre stata una delle potenze maggiori, fare la guerra
(economica o no) a loro è solo una follia. Ma poi: abbiamo fatto l'Europa
della pace per fare la guerra alla Cina? non capisco. Ci sarebbe da meditare
su questo come sul fatto che l'economia NON e' un tiro alla fune, ma è un
mercato. Un mercato che funziona è equilibrato. c'è chi vende, c'è chi compra.
Uno stato dai fondamentali equilibrati, non ha nulla di che temere, anche se
"da solo" e "piccolo" (ma democratico e civile) . E' compito della politica
garantire il controllo sull'economia ( e non viceversa) ma questo compito non
lo si assolve allontanando ancora di più la politica dai cittadini, perché questo
sortisce l'effetto opposto ( ci saranno sempre più burocrati capaci di prendere
decisioni lontane dal popolo, al quale il popolo non potrà opporsi, non fosse
altro per ignoranza, perché il processo democratico è lontano da lui).
Per quanto riguarda la pace, osservando la situazione, mai come oggi i paesi Europei sono
distanti. Il rapporto tra un greco e un tedesco non è più quello di sano
vicinato ma quello del patrizio con il plebeo, nel migliore dei casi (quando
non diventa l'atteggiamento del negriero nei confronti dello schiavo). Ma le
rivolte tra gli schiavi sono sempre dietro l'angolo... è per questo che i
signori di berlino quando vanno ad atene sono sempre super-blindati.
In conclusione, a mio modo di vedere ( e non solo mio, ve l'assicuro) , chiedere "un altra Europa" sarebbe come, in pieno regime nazionalsocialista, chiedere "un altro nazismo" , perché quello attuale denota dei problemi. Se si riesce a capire il problema, l'intero costrutto è da demolire e rifiutare.
Siccome , da inguaribile romantico, ( e da un giudizio di parte, essendo io "di sinistra" ), credo nella fondamentale buona fede della maggioranza degli iscritti a "Tzipras" ( in
pratica un contenitore nel quale sono confluiti "rifondaroli" e "sellini" ),
credo che l'adesione a questa forza politica sia dettata da molti buoni
propositi, ma denomina un'ignoranza di fondo nei temi (macro)economici,
ignoranza comune a grande parte della sinistra, in larga parte accecata da scelte e posizioni
"di partito" e storiche (qui si aprirebbe un tema molto interessante ma altrettanto lungo
e complesso).
Comunque, per chi vuole cambiare le cose, conoscere le regole del gioco è
fondamentale. Spero possa essere un input per un approfondimento serio.
PS: derubricare a populismo le considerazioni (peraltro ponderate sui fatti)
di eminenti studiosi porta solo alla rovina ed esacerbare tensioni già
altissime. Pensateci ogni qualvolta si sente parlare di "scorciatoie" e "capro
espiatorio", normalmente da parte di qualche ultra-liberista.
reput(av)o intelligenti schierarsi a favore di idee e politiche in netta antitesi con "il
sentimento" al quale dicono (o pensano) di ispirarsi.
Parlo in particolare di sostenitori del movimento "Tsipras".
In una interessante discussione su "Goofynomics" si legge un commento che può
fare da "sinossi" ai ragionamenti successivi:
"Le posizioni di Viale (Tsipras n.d.r) assomigliano a quelle di uno che trovandosi a
Stalingrado nel gennaio '43 faccia presente che prendere a fucilate la sesta
armata di Von Paulus non risolverebbe l'inquinamento del Volga.
Con l'euro puntato alla testa mi riesce difficile progettare e pensare a un economia
solidale, con la filiera corta, con una bassa impronta ecologica.."
In effetti credere di fare il km0 ripensando alle logiche di produzione/consumo
all'interno dell'euro è pura fantasia, utopia, o malafede. Vedi le logiche delle quote latte, arance,
pesce, etc.
Come evidenzia Bagnai, Uno dei motivi per cui è stato fatto L'Euro (che è in sostanza un cambio fisso
come quello di Bretton Woods , che era peraltro maggiormente flessibile) è quello di
poter finalmente fare in modo che in Sicilia si mangino arance spagnole e in
Norvegia le aringhe siciliane (non ci sono aringhe in Sicilia? meglio! le
importeremo per poi esportarle!) : tanto i prezzi sono uguali, anzi (artificialmente) più convenienti .
Ma se c'è una cosa che importa ancora di più alla troika, (oltre rendere
subalterne e umiliare intere nazioni) è di "consigliare" (nella maniera intesa da
don corleone) gli acquisti militari. La gente DEVE morire di fame ( e Tsipras
meschinamente concorda, accettando a casa sua salari da 500 euro), per
favorire il modello mercantilista, ma si DEVONO fare sacrifici per comprare le armi (dei tedeschi).
Per non parlare della corruzione in ambito di gestione dei casi sindacali: come
insegna Hartz l'indebolimento/distruzione dei sindacati (con annessa più o
meno sporadicamente la corruzione dei sindacalisti ) è il metodo preferito per tacere
sulla premeditata svalutazione dei salari ovunque nella zona Euro (quando
invece altrove i salari crescono, persino in cina), facendola passare come
necessaria.
Sostenere l'Euro significa quindi avallare queste politiche: svalutazione dei
salari, internazionalizzazione della produzione a svantaggio delle piccole
imprese (e relativi salariati) locali ( quindi l'esatto opposto del "kilometro
0") , e delegare ad enti esterni (naturalmente non eletti) le politiche sul welfare e sul lavoro.
Ora: ma se non importa ad un lombardo della fine che farà un disoccupato siciliano, perché
dovrebbe importare ad un tedesco?
Non esiste una fantomatica "altra europa": è fumo negli occhi e intercettazione del dissenso.
Sorvolando sul metodo nazista di costruzione della moneta imponendo immani
sofferenze in nome della finanza e della grande industria e allontanando ,
invece che avvicinare i popoli europei. Le nostre differenze sono più delle
cose in comune: è oggettivamente antistorico uniformare paesi così
culturalmente e socialmente diversi. E' una follia e denota, quello si,
cieco nazionalismo (là dove la "nazione" è un "super-stato" che assomiglia
più ad un impero con i suoi paesi periferici).
Inoltre: un'europa economicamente (anche se NON socio-politicamente e storicamente) bilanciata prevederebbe trasferimenti fiscali interni.
Questo si tradurrebbe in un esborso per paesi come la Germania pari a circa 250 Miliardi di Euro l'anno , il 10% circa del proprio PIL (J.Sapir).
Ciò non viene accettato dai tedeschi, non solo perché è logico che non lo facciano, ma anche perché la fortuna dei politici tedeschi (come Merkel ma anche Shultz) è stata costruita anche sulla BALLA COLOSSALE che la crisi fosse colpa dei piigs , paesi "porci" che si indebitano e sono poco produttivi.
Togliendo subito dal campo la bufala della crisi dovuta al debito pubblico (è
una crisi di debito privato), eviterei di scadere nell'autorazzismo dandogli
ragione, visto e considerato che:
1-ad ogni debitore corrisponde un creditore ( tra lo "strozzino" e lo
"strozzato" chi ha ragione? ) magari se avessero prestato con più oculatezza..
riguardo la produttività, è stato riconosciuto da più parti che la Germania ha
operato una svalutazione interna dei salari, per cui chiaramente la produttività aumenta,
ma questo è barare (sono bravi tutti ad essere produttivi pagando poco i
dipendenti)
2-i livelli di corruzione e malaffare non sono così rilevanti ai fini
(marco)economici, lo sono a livello sociale, certo. ma la mafia non è nata con la
crisi (quindi con la nascita dell'eurozona). è presente da quasi due secoli e non prevedo una sua scomparsa a breve termine. Se poi vogliamo andare a vedere proprio bene, si osserverebbe che
"tutto il mondo è paese" ovvero che anche altrove ci sono certi problemi di
una certa rilevanza, ma ciò non causa uno stato di emergenza permanente che
finisce per mettere sotto scacco la democrazia.
Inoltre, se ci fosse stato un qualche margine di trattativa, per un'"altra europa" sulla base del rispetto dei trattati (regolarmente disattesi , soprattutto da "nord" ) non saremmo a questo punto. significa
risolvere il problema con la stessa medicina che l'ha originato: attenzione.
Un altra cosa alla quale prestare particolare attenzione è il pericolo
democratico: i trattati e la costituzione europea (oltre a togliere agli stati
la possibilità di operare economicamente rendendo di fatto impossibile
l'attuazione di politiche sociali e anti-cicliche) SOVRASCRIVONO le norme
costituzionali locali, quindi anche i principi fondanti della costituzione
antifascista italiana. Un tema di cui si sono occupati (tra gli altri) Il
professor Guarino e Luciano Barra Caracciolo.
Occorre tenere presente molte cose quando si vuole essere realmente
ambientalisti e non solo funzionali al sistema (utili idioti).
Riguardo al tema dell'immigrazione: è sotto gli occhi di tutti che le nazioni
del sud (Italia, Spagna e Grecia sopratutto) sono state lasciate a loro stesse
nella gestione dei flussi migratori. Non esiste una linea comune europea e non
esisterà mai, visto l'atteggiamento dei paesi nordici (che tutt'ora chiudono
le frontiere agli immigrati), i quali sarebbero più che contenti di bloccare i
flussi alle loro frontiere, lasciando però schiere di "raccoglitori di
pomodori" da sfruttare poco oltre. Sacche di manodopera sottopagata da sfruttare.
E ancora riguardo la questione meridionale ( che dovrebbe starci a cuore):
Il sud Italia si trova maggiormente in difficoltà all'interno dell'eurozona,
perchè gli shock economici si scaricano molto più pesantemente sulle regioni
in deficit strutturale, rispetto a quelle con un surplus di qualche tipo.
Chi andrebbe prima in crisi con l'esm? sicilia o lombardia? Il proseguire su
questa strada potrebbe portare ad una ulteriore frammentazione nord/sud.
Ricordo che uno dei principali motivi della mancata adesione dell'Inghilterra
all'eurozona è stato proprio la grande differenza tra le regioni UK (regno
unito), di fronte alla quale si è temuta una frammentazione in caso di una
crisi futura.
Riprendo una frase letta da un candidato "Tsipras":
"Uno dei grossi problemi posti dalla globalizzazione è quello che i sistemi
economici hanno dimensioni molto più estesi dei sistemi di governo o dei
sistemi di influenza politica, con il paradosso che l'economia, dopata dalla
grande finanza, finisce per essere ingovernabile anzi, a governare essa stessa
i sistemi politici, imponendo tempi e scelte. L'unico baluardo possono essere
esclusivamente sistemi politici ampi, in grado di governare il sistema
economico su un territorio sufficientemente esteso. La scelta di un'Europa
unita, tralasciando il ruolo nel mantenere la pace fra i paesi aderenti, è
quindi una scelta necessaria ed importante."
Una affermazione quantomeno contraddittoria:
siccome la finanza globale è forte e si è sostituita alla politica, dobbiamo
dare più forza ad un super-stato che se ne infischia dei suoi cittadini in
quanto fa gli interessi del centro dell'impero (governato , attraverso organi non eletti, dai poteri
finanziari)?
Non sarebbe più semplice riaffermare la supremazia della politica attraverso la sovranità popolare e il
ritorno in auge dei valori costituzionali?
Invece di delegare ad enti esterni le decisioni (allontanandole quindi dal processo democratico) non sarebbe più efficace gestire i problemi a livello locale (magari da chi sa di che tipo di problemi
si tratta?)? Siamo sicuri che ad un tedesco importi preservare ,ad esempio, il finocchio selvaggio, o il dentice corazziere?
Ma poi che razza di ragionamento è il "togliere il potere democratico agli
stati" perché la finanza è troppo forte? Ma l'estensione geografica non
c'entra nulla con la potenza economica e con la democrazia!
Basta vedere casi come Giappone, Corea del Sud (che nel 2015 raggiungerà i
nostri livelli di benessere, per poi superarci di gran lunga), ma anche guardando
l'italietta degli anni pre-euro, ci si accorge che i miti della finanza
cattiva che ti schiaccia in ogni caso sono FALSI.
La politica può (e deve) controllare l'economia a
prescindere dall'estensione geografica dell'aerea in questione.
Basta la volontà di farlo.
Ed in ogni caso, non si tratta di fare la guerra alla Cina, al Sudamerica
oppure ai paesi arabi (brics). perché in questo caso, anche tutti uniti in europa, verremo
schiacciati. La Cina è sempre stata una delle potenze maggiori, fare la guerra
(economica o no) a loro è solo una follia. Ma poi: abbiamo fatto l'Europa
della pace per fare la guerra alla Cina? non capisco. Ci sarebbe da meditare
su questo come sul fatto che l'economia NON e' un tiro alla fune, ma è un
mercato. Un mercato che funziona è equilibrato. c'è chi vende, c'è chi compra.
Uno stato dai fondamentali equilibrati, non ha nulla di che temere, anche se
"da solo" e "piccolo" (ma democratico e civile) . E' compito della politica
garantire il controllo sull'economia ( e non viceversa) ma questo compito non
lo si assolve allontanando ancora di più la politica dai cittadini, perché questo
sortisce l'effetto opposto ( ci saranno sempre più burocrati capaci di prendere
decisioni lontane dal popolo, al quale il popolo non potrà opporsi, non fosse
altro per ignoranza, perché il processo democratico è lontano da lui).
Per quanto riguarda la pace, osservando la situazione, mai come oggi i paesi Europei sono
distanti. Il rapporto tra un greco e un tedesco non è più quello di sano
vicinato ma quello del patrizio con il plebeo, nel migliore dei casi (quando
non diventa l'atteggiamento del negriero nei confronti dello schiavo). Ma le
rivolte tra gli schiavi sono sempre dietro l'angolo... è per questo che i
signori di berlino quando vanno ad atene sono sempre super-blindati.
In conclusione, a mio modo di vedere ( e non solo mio, ve l'assicuro) , chiedere "un altra Europa" sarebbe come, in pieno regime nazionalsocialista, chiedere "un altro nazismo" , perché quello attuale denota dei problemi. Se si riesce a capire il problema, l'intero costrutto è da demolire e rifiutare.
Siccome , da inguaribile romantico, ( e da un giudizio di parte, essendo io "di sinistra" ), credo nella fondamentale buona fede della maggioranza degli iscritti a "Tzipras" ( in
pratica un contenitore nel quale sono confluiti "rifondaroli" e "sellini" ),
credo che l'adesione a questa forza politica sia dettata da molti buoni
propositi, ma denomina un'ignoranza di fondo nei temi (macro)economici,
ignoranza comune a grande parte della sinistra, in larga parte accecata da scelte e posizioni
"di partito" e storiche (qui si aprirebbe un tema molto interessante ma altrettanto lungo
e complesso).
Comunque, per chi vuole cambiare le cose, conoscere le regole del gioco è
fondamentale. Spero possa essere un input per un approfondimento serio.
PS: derubricare a populismo le considerazioni (peraltro ponderate sui fatti)
di eminenti studiosi porta solo alla rovina ed esacerbare tensioni già
altissime. Pensateci ogni qualvolta si sente parlare di "scorciatoie" e "capro
espiatorio", normalmente da parte di qualche ultra-liberista.
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