martedì 29 aprile 2014

Von Hayek presenta: Reddito minimo garantito. coming soon...

Ultimamente si blatera discute molto di una misura dalle note nazional-popolari, che mette d'accordo un po' tutti i partiti che dal mainstream mediatico vengono definiti "antagonisti" (ma che in realtà, secondo il mio modo di vedere, risultano propedeutici allo status quo): il reddito minimo garantito.
Una comunione di intenti trasversale, che è in realtà (più o meno coscientemente da parte di chi la  adotta) espressione di una visione politico-economica del mondo ben precisa.
Così come il job-act introdotto da Renzi, una misura di questo tipo (così com'è descritta nelle intenzioni di chi ne parla, ovvero in maniera assistenziale), è parte integrante del costrutto "Von Hayek-friendly" che ha accompagnato gli ultimi 30 anni di vita politico-economica dell'Europa, e in particolare della Germania.
L'obbiettivo non dichiarato di questo tipo di visione è quello di relegare le classi subalterne in una gabbia  sociale all'esterno della quale è impossibile uscire.
Esse vengono mantenute ad un livello minimo di benessere, tanto quanto basta perché accettino di buon grado la propria posizione, non avanzino pretese (contrattazione sindacale) e non intervengano nel processo decisionale politico, che deve rimanere prerogativa delle élite (Hayek non sostiene esattamente questo, ma la sua impostazione sfocia nolentemente nell'oligarchia, per motivi puramente umani: l'avarizia avrà sempre la meglio in un mercato deregolamentato e i metodi "non convenzionali" di conquista di una posizione dominante sono duri a morire, in assenza di un intervento esterno pronto e forte). 
E con la scusante che non è l'impostazione in se ad essere sbagliata, ma sono gli uomini ad agire male, si cavalca, da parte delle suddette élite, questa che si può chiamare a tutti gli effetti "ideologia", perché maggiormente utilizzabile ai propri fini.
D'altronde l'impostazione di uno "stato-minimo" lascia pochi spazi di intervento nel caso in cui "sfortunatamente" si presentassero dei monopoli di fatto.
Riprendendo il discorso precedente, in casa nostra si cerca di applicare la ricetta tedesca: controllare i salari tramite una deregolamentazione del mercato del lavoro (leggi: "sfoltimento" dei diritti acquisiti, cosa auspicata da Hayek), per ovviare al malcontento che la disoccupazione (anch'essa necessaria in un sistema liberista di questo tipo) inevitabilmente provoca, si fornisce un sussidio di tipo assistenziale per permettere condizioni di vita appena sufficienti .
Ciò è stato fatto in Germania con le riforme "Hartz" e viene proposta l'applicazione anche in casa nostra.
Ma dove i salari sono più alti, un loro contenimento pesa si, ma relativamente. Dove invece i salari sono già piuttosto bassi, e l'economia è in recessione l'impatto è potenzialmente devastante. Un'altra differenza significativa è che in Germania la riforma ha avuto un corpo unico: (creazione di disoccupazione e elargizione del sussidio sono avvenute in contemporanea), mentre da noi si chiede di flessibilizzare (o precarizzare che dir si voglia) il lavoro, senza però in contemporanea fornire alcun sussidio. Un sistema evidentemente insostenibile anche da un punto di vista "hayekano".

Queste le parole di Von Hayek:
There is little question that in times of general unemployment the state must intervene to mitigate genuine hardship either by disbursing unemployment compensation or, as in earlier times, by legislation to help the poor." (1937)

Cioè:
 "esistono pochi dubbi sul fatto che in tempi di disoccupazione generale, lo stato deve intervenire per mitigare questi disagi reali elargendo compensazioni di disoccupazione, o , come in tempi antichi, tramite una legislazione che aiuti i poveri"
Riprendo ora un illuminante articolo nel blog di Luciano Barra Caracciolo nella quale si evidenziano le linee comuni tra il pensiero di Von Hayek  e di quello di movimenti come "M5S" , "Tsipras" , etc, ma anche di Renzi:

"Una delle forme più diffuse di interferenza è sicuramente la legislazione in materia di giustizia sociale, la quale tende a modificare la posizione economico/sociale delle persone favorendo (ad esempio attraverso la tassazione) le persone meno agiate. Su questa tematica, la posizione di Hayek è assai drastica: le persone svantaggiate (i poveri, gli ammalati, i portatori di handicap, le vedove, gli orfani, ecc) debbono essere protetti da una “rete” che assicuri loro il minimo necessario alla sopravvivenza, ma ciò deve avvenire al di fuori del libero mercato e non come intervento correttivo del mercato da parte della legislazione. Assicurare un reddito minimo a tutti è, secondo Hayek, un dovere della società libera: ma ciò deve verificarsi tramite l’assistenza e non cambiando in modo artificiale le regole del mercato.
Tra i vari compiti dello Stato, spicca quello di costruire strade, fissare indici di misura, di fornire altri tipi di informazioni (attraverso mappe e cartelli stradali, ad esempio) e di controllare la qualità dei beni e dei servizi. Ma riguardo ad altri servizi, come ad esempio quello postale, quello dell’istruzione e delle telecomunicazioni, il monopolio dello Stato è pernicioso al massimo, oltre che inefficiente."

Sembrano a prima vista due ragionamenti parzialmente incompatibili: da una parte si ammette anche l'intervento dello stato legislatore in soccorso dei "poveri", nel riassunto seguente invece l'intervento statale sembra "bandito". come mai?

In realtà è una contraddizione solo apparente per i seguenti motivi:

1-) Deve essere fatto tutto il necessario affinché le classi subalterne non siano talmente insoddisfatte da avanzare pretese: 
"Bisogna fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, fosse anche solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi."
2-) Hayek non lo puntualizza in modo chiaro, ma lo fanno altri per lui: (estratto sempre dall'articolo precedente): 
Rimane il problema di capire come lo Stato dovrà intervenire. Ce lo dice un altro economista neoliberale, Eucken. Lo Stato, dice, deve intervenire con “azioni regolatrici”.E le azioni regolatrici dello Stato vanno fatte non sull’economia ma sul funzionamento del mercato. Questo significa che si dovrà puntare sempre alla stabilità dei prezzi ossia quel che deve fare lo Stato è controllare a tutti i costi l’inflazione. Lo Stato non dovrà mai calmierare i prezzi, non dovrà mai sostenere un settore in crisi, non dovrà mai e poi mai creare posti di lavoro attraverso l’investimento pubblico. Lo Stato dovrà solo controllare l’inflazione. Come? Attraverso il tasso di sconto, attraverso l’abbassamento delle tasse. Ma mai con una politica che turbi l’economia. 
Questo compito dello stato, quindi "in deroga" ai principi neoliberisti, è necessario per mantenere lo status quo. 

Per riprendere l'origine del nome del blog, il "mondo nuovo" al quale si guarda, è simile a quello di Huxley più che a quello di Orwell (anche se i "prolet" assomigliano molto, nella loro ignavia e ignoranza, alle classi "povere" attuali). Un mondo in cui gli appartenenti alle "caste" subalterne non sentono l'esigenza di avanzare pretese, visto che hanno il minimo necessario e la loro vita è impegnata quasi interamente per tirare avanti.
Un mondo in cui la cosa più importante è la condizione di nascita e che rende molto difficile, se non impossibile, il riscatto sociale (il figlio d'operaio non può essere dottore). Caste stagne, insomma: in netta antitesi allo spirito della costituzione italiana.

Al di là del questioni di "lana caprina" , ciò che è davvero grave qui è il fare propria, da parte di forze considerate antagoniste, una impostazione di tipo "neoliberista" alla Von Hayek. 
Ciò indica ancora una volta, a mio avviso, l'ignoranza della "base" in certi movimenti, e spero ( ma non ci credo) che non ci sia malafede nei vertici, ma anche qui solo una sostanziale vacuità nella visione e necessità di "parlare alla pancia" dell'elettorato. 
E se invece di assistere con l'elemosina i poveri e disoccupati , provvedessimo a creare occupazione?

La via inflattiva (quella che punta l'accento sulla necessità di creare occupazione),è l'antitesi del neoliberismo, ed è parte integrante del nostro apparato statale di "repubblica fondata sul lavoro" come"garante dei soggetti più deboli" in quanto secondo la nostra costituzione lo stato ha il compito di garantire:

solidarietà politica, economica e sociale" (art. 2), dare "pari dignità sociale...rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese" (art. 3), riconoscere "il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto." (art. 4), "promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione", (art. 9) .

Il tutto fa parte di una distorsione orwelliana: fare digerire a un elettorato ricette che vanno contro ai suoi interessi, presentandole come se andassero a suo esclusivo vantaggio, o quasi. Ed esso vi si appiglia e premia i politicanti che forniscono tali cure venefiche. 

(Mi prometto di scrivere nel prossimo futuro di tale distorsione e dei metodi per perseguirla, facendo un parallelo anche qui con i romanzi distopici, che devono sempre essere tenuti presenti, a mio avviso, perché ci indicano futuri possibili: non dimentichiamo che alcune delle cose profetizate da tali romanzi, si sono puntualmente avverate, in toto o solo in parte).

giovedì 17 aprile 2014

Insieme per un "altro nazismo" ?

Ultimamente mi trovo a disagio nel vedere alcune delle persone che stimo e
reput(av)o intelligenti schierarsi a favore di idee e politiche in netta antitesi con "il
sentimento" al quale dicono (o pensano) di ispirarsi.
Parlo in particolare di sostenitori del movimento "Tsipras".

In una interessante discussione su "Goofynomics" si legge un commento che può
fare da "sinossi" ai ragionamenti successivi:

"Le posizioni di Viale (Tsipras n.d.r) assomigliano a quelle di uno che trovandosi a
Stalingrado nel gennaio '43 faccia presente che prendere a fucilate la sesta
armata di Von Paulus non risolverebbe l'inquinamento del Volga.
Con l'euro puntato alla testa mi riesce difficile progettare e pensare a un economia
solidale, con la filiera corta, con una bassa impronta ecologica.." 


In effetti credere di fare il km0 ripensando alle logiche di produzione/consumo
all'interno dell'euro è pura fantasia, utopia, o malafede. Vedi le logiche delle quote latte, arance,
pesce, etc.
Come evidenzia Bagnai, Uno dei motivi per cui è stato fatto L'Euro (che è in sostanza un cambio fisso
come quello di Bretton Woods , che era peraltro maggiormente flessibile)  è quello di
poter finalmente fare in modo che in Sicilia si mangino arance spagnole e in
Norvegia le aringhe siciliane (non ci sono aringhe in Sicilia? meglio! le
importeremo per poi esportarle!) : tanto i prezzi sono uguali, anzi (artificialmente) più convenienti .

Ma se c'è una cosa che importa ancora di più alla troika, (oltre rendere
subalterne e umiliare intere nazioni) è di "consigliare" (nella maniera intesa da
don corleone) gli acquisti militari. La gente DEVE morire di fame ( e Tsipras
meschinamente  concorda, accettando a casa sua salari da 500 euro), per
favorire il modello mercantilista, ma si DEVONO fare sacrifici per comprare le armi (dei tedeschi).

Per non parlare della corruzione in ambito di gestione dei casi sindacali: come
insegna Hartz l'indebolimento/distruzione dei sindacati  (con annessa più o
meno sporadicamente la corruzione dei sindacalisti ) è il metodo preferito per tacere
sulla  premeditata svalutazione dei salari ovunque nella zona Euro (quando
invece altrove i salari crescono, persino in cina), facendola passare come
necessaria.

Sostenere l'Euro significa quindi avallare queste politiche: svalutazione dei
salari, internazionalizzazione della produzione a svantaggio delle piccole
imprese (e relativi salariati) locali ( quindi l'esatto opposto del "kilometro
0") , e delegare ad enti esterni (naturalmente non eletti) le politiche sul welfare e sul lavoro.
Ora: ma se non importa ad un lombardo della fine che farà un disoccupato siciliano, perché
dovrebbe importare ad un tedesco?

Non esiste una fantomatica "altra europa": è fumo negli occhi e intercettazione del dissenso.

Sorvolando sul metodo nazista di costruzione della moneta imponendo immani
sofferenze in nome della finanza e della grande industria e allontanando ,
invece che avvicinare i popoli europei. Le nostre differenze sono più delle
cose in comune: è oggettivamente antistorico uniformare paesi così
culturalmente e socialmente diversi. E' una follia e denota, quello si,
cieco nazionalismo (là dove la "nazione" è un "super-stato" che assomiglia
più ad un impero con i suoi paesi periferici). 

Inoltre: un'europa economicamente (anche se NON socio-politicamente e storicamente) bilanciata prevederebbe trasferimenti fiscali interni.
Questo si tradurrebbe in un esborso per paesi come la Germania pari a circa 250 Miliardi di Euro l'anno , il 10% circa del proprio PIL (J.Sapir).
Ciò non viene accettato dai tedeschi, non solo perché è logico che non lo facciano, ma anche perché la fortuna dei politici tedeschi (come Merkel ma anche Shultz) è stata costruita anche sulla BALLA COLOSSALE che la crisi fosse colpa dei piigs , paesi "porci" che si indebitano e sono poco produttivi.

Togliendo subito dal campo la bufala della crisi dovuta al debito pubblico (è
una crisi di debito privato), eviterei di scadere nell'autorazzismo dandogli
ragione, visto e considerato che:

1-ad ogni debitore corrisponde un creditore ( tra lo "strozzino" e lo
"strozzato" chi ha ragione? ) magari se avessero prestato con più oculatezza..

riguardo la produttività, è stato riconosciuto da più parti che la Germania ha
operato una svalutazione interna dei salari, per cui chiaramente la produttività aumenta,
ma questo è barare (sono bravi tutti ad essere produttivi pagando poco i
dipendenti)

2-i livelli di corruzione e malaffare non sono così rilevanti ai fini
(marco)economici, lo sono a livello sociale, certo. ma la mafia non è nata con la
crisi (quindi con la nascita dell'eurozona). è presente da quasi due secoli e non prevedo una sua scomparsa a breve termine. Se poi vogliamo andare a vedere proprio bene, si osserverebbe che
"tutto il mondo è paese" ovvero che anche altrove ci sono certi problemi di
una certa rilevanza, ma ciò non causa uno stato di emergenza permanente che
finisce per mettere sotto scacco la democrazia.

Inoltre, se ci fosse stato un qualche margine di trattativa, per un'"altra europa" sulla base del rispetto dei trattati (regolarmente disattesi , soprattutto da "nord" ) non saremmo a questo punto. significa
risolvere il problema con la stessa medicina che l'ha originato: attenzione.

Un altra cosa alla quale prestare particolare attenzione è il pericolo
democratico: i trattati e la costituzione europea (oltre a togliere agli stati
la possibilità di operare economicamente rendendo di fatto impossibile
l'attuazione di politiche sociali e anti-cicliche) SOVRASCRIVONO le norme
costituzionali locali, quindi anche i principi fondanti della costituzione
antifascista italiana. Un tema di cui si sono occupati (tra gli altri) Il
professor Guarino e Luciano Barra Caracciolo.

Occorre tenere presente molte cose quando si vuole essere realmente
ambientalisti e non solo funzionali al sistema (utili idioti).

Riguardo al tema dell'immigrazione: è sotto gli occhi di tutti che le nazioni
del sud (Italia, Spagna e Grecia sopratutto) sono state lasciate a loro stesse
nella gestione dei flussi migratori. Non esiste una linea comune europea e non
esisterà mai, visto l'atteggiamento dei paesi nordici (che tutt'ora chiudono
le frontiere agli immigrati), i quali sarebbero più che contenti di bloccare i
flussi alle loro frontiere, lasciando però schiere di "raccoglitori di
pomodori" da sfruttare poco oltre. Sacche di manodopera sottopagata da sfruttare.

E ancora riguardo la questione meridionale ( che dovrebbe starci a cuore):

Il sud Italia si trova maggiormente in difficoltà all'interno dell'eurozona,
perchè gli shock economici si scaricano molto più pesantemente sulle regioni
in deficit strutturale, rispetto a quelle con un surplus di qualche tipo.
Chi andrebbe prima in crisi con l'esm? sicilia o lombardia? Il proseguire su
questa strada potrebbe portare ad una ulteriore frammentazione nord/sud.

Ricordo che uno dei principali motivi della mancata adesione dell'Inghilterra
all'eurozona è stato proprio la grande differenza tra le regioni UK (regno
unito), di fronte alla quale si è temuta una frammentazione in caso di una
crisi futura.


Riprendo una frase letta da un candidato "Tsipras":

"Uno dei grossi problemi posti dalla globalizzazione è quello che i sistemi
economici hanno dimensioni molto più estesi dei sistemi di governo o dei
sistemi di influenza politica, con il paradosso che l'economia, dopata dalla
grande finanza, finisce per essere ingovernabile anzi, a governare essa stessa
i sistemi politici, imponendo tempi e scelte. L'unico baluardo possono essere
esclusivamente sistemi politici ampi, in grado di governare il sistema
economico su un territorio sufficientemente esteso. La scelta di un'Europa
unita, tralasciando il ruolo nel mantenere la pace fra i paesi aderenti, è
quindi una scelta necessaria ed importante."

Una affermazione quantomeno contraddittoria:
siccome la finanza globale è forte e si è sostituita alla politica, dobbiamo
dare più forza ad un super-stato che se ne infischia dei suoi cittadini in
quanto fa gli interessi del centro dell'impero (governato , attraverso organi non eletti, dai poteri
finanziari)?
Non sarebbe più semplice riaffermare la supremazia della politica attraverso la sovranità popolare e il
ritorno in auge dei valori costituzionali?
Invece di delegare ad enti esterni le decisioni (allontanandole quindi dal processo democratico) non sarebbe più efficace gestire i problemi a livello locale (magari da chi sa di che tipo di problemi
si tratta?)? Siamo sicuri che ad un tedesco importi preservare ,ad esempio, il finocchio selvaggio, o il dentice corazziere?

Ma poi che razza di ragionamento è il "togliere il potere democratico agli
stati" perché la finanza è troppo forte? Ma l'estensione geografica non
c'entra nulla con la potenza economica e con la democrazia!
Basta vedere casi come Giappone, Corea del Sud (che nel 2015 raggiungerà i
nostri livelli di benessere, per poi superarci di gran lunga), ma anche guardando
l'italietta degli anni pre-euro, ci si accorge che i miti della finanza
cattiva che ti schiaccia in ogni caso sono FALSI.
La politica può (e deve) controllare l'economia a
prescindere dall'estensione geografica dell'aerea in questione.
Basta la volontà di farlo.
Ed in ogni caso, non si tratta di fare la guerra alla Cina, al Sudamerica
oppure ai paesi arabi (brics). perché in questo caso, anche tutti uniti in europa, verremo
schiacciati. La Cina è sempre stata una delle potenze maggiori, fare la guerra
(economica o no) a loro è solo una follia. Ma poi: abbiamo fatto l'Europa
della pace per fare la guerra alla Cina? non capisco. Ci sarebbe da meditare
su questo come sul fatto che l'economia NON e' un tiro alla fune, ma è un
mercato. Un mercato che funziona è equilibrato. c'è chi vende, c'è chi compra.
Uno stato dai fondamentali equilibrati, non ha nulla di che temere, anche se
"da solo" e "piccolo" (ma democratico e civile) . E' compito della politica
garantire il controllo sull'economia ( e non viceversa) ma questo compito non
lo si assolve allontanando ancora di più la politica dai cittadini, perché questo
sortisce l'effetto opposto ( ci saranno sempre più burocrati capaci di prendere
decisioni lontane dal popolo, al quale il popolo non potrà opporsi, non fosse
altro per ignoranza, perché il processo democratico è lontano da lui).


Per quanto riguarda la pace, osservando la situazione, mai come oggi i paesi Europei sono
distanti. Il rapporto tra un greco e un tedesco non è più quello di sano
vicinato ma quello del patrizio con il plebeo, nel migliore dei casi (quando
non diventa l'atteggiamento del negriero  nei confronti dello schiavo). Ma le
rivolte tra gli schiavi sono sempre dietro l'angolo... è per questo che i
signori di berlino quando vanno ad atene sono sempre super-blindati.

In conclusione, a mio modo di vedere ( e non solo mio, ve l'assicuro) , chiedere "un altra Europa" sarebbe come, in pieno regime nazionalsocialista, chiedere "un altro nazismo" , perché quello attuale denota dei problemi. Se si riesce a capire il problema, l'intero costrutto è da demolire e rifiutare.

Siccome , da inguaribile romantico, ( e da un giudizio di parte, essendo io "di sinistra" ),  credo nella fondamentale buona fede della maggioranza degli iscritti a "Tzipras" ( in
pratica un contenitore nel quale sono confluiti "rifondaroli" e "sellini" ),
credo che l'adesione a questa forza politica sia dettata da molti buoni
propositi, ma denomina un'ignoranza di fondo nei temi (macro)economici,
ignoranza comune a grande parte della sinistra, in larga parte accecata da scelte e posizioni
"di partito"  e storiche (qui si aprirebbe un tema molto interessante ma altrettanto lungo
e complesso).

Comunque, per chi vuole cambiare le cose, conoscere le regole del gioco è
fondamentale. Spero possa essere un input per un approfondimento serio.

PS: derubricare a populismo le considerazioni (peraltro ponderate sui fatti)
di eminenti studiosi porta solo alla rovina ed esacerbare tensioni già
altissime. Pensateci ogni qualvolta si sente parlare di "scorciatoie" e "capro
espiatorio", normalmente da parte di qualche ultra-liberista.