Uno dei miei contatti ha condiviso oggi questa foto, derivante da questa azione su Twitter.
Mi viene in mente: "don't hate the player, hate the game", ovvero: chi ha permesso a questa follia economica di attuarsi? Più che prendersela con Franco Siddi, mi interrogherei sulla funzione e la professionalità dell'intera categoria.
Fa parte del dovere dei giornalisti di portare all'attenzione del pubblico i problemi economici (e quindi di permeare l'opinione pubblica). Cosa che non è stata fatta nel modo corretto, propagandando questa o quella verità di parte, prescindendo completamente dai dati e dalle osservazioni dei più illustri e competenti analisti.
Ignorare questi fatti e problemi o difendere ideologicamente il padrone che paga (come fanno "i giornaloni") porta a perpetuare quelle azioni dannose che vengono intraprese, nel silenzio generale (salvo le eccezioni di pochi eroi, o inguaribili sognatori), o peggio, con il sostegno del popolo. In poche parole, la disinformazione perpetuata dai grandi organi di stampa, si ripercuote inevitabilmente anche sui giornalisti*, che essendo dipendenti come tutti gli altri, anch'essi soffriranno "la crisi" (la moderazione salariale causata dall'ideologia al comando), come (quasi)tutti del resto. Solo la diffusione della conoscenza può portare ad equilibrare il sistema democratico, con i cittadini che finalmente possano votare secondo i propri reali interessi, non per quelli di facciata, spacciati dalla propaganda generalista, (attraverso gli organi di stampa e TV) per sviare costantemente il discorso politico.
L'attività di vigilanza del giornalismo sarebbe essenziale, ma un giornalismo asservito, come sicuramente è quello italiano, è utile solo alla gattopardiana preservazione dello status quo. Che dire? per i giornalisti studiare, e mai piegarsi a logiche di appartenenza o editoriali, perché, prima ancora che sui politici, io punto il dito sui giornalisti (non faccio di tutta l'erba un fascio, ma i pochi giornalisti integri dovrebbero perlomeno portare all'attenzione del pubblico la grande opera di disinformazione che viene perpetuata da anni).
A esempio, nel blog di Gilioli si denuncia la vergogna delle paghe nelle coop rosse, e un utente che si firma "Collaboratore precario" commenta così:
"Gilioli sa che i quotidiani locali del suo gruppo editoriale pagano gli articoli 4 euro lordi, vero? Gilioli sa in che situazione vivono i collaboratori-schiavi di queste testate, o no?
Risposta:.
Chieda in giro com’erano pagati (e come sono tuttora, credo) i collaboratori del sito dell’Espresso quando ne ero responsabile.
Verrebbe da chiedere: "perché, quanto erano pagati?" ma la domanda è naturalmente retorica, e lo "smile" sa di presa per i fondelli.
In ogni caso, basta pensare all'azione -inesistente- dei sindacati. Come commenta Bagnai in questo post:
Non capisco dove fosse l'Usigrai (con tutti gli altri sindacati) quando la Grecia o il Portogallo venivano massacrati. Un aspetto "lieto" in questa novella ci sarebbe. Una volta toccati dalla crisi, gli amici informatori forse proverebbero ad informare. Devo dirti la verità: so già che non sarà così. I poveri martiri dell'Ert greca hanno diffuso anche loro trionfalistici messaggi di adesione all'eurismo, non sono stati estranei al sistema di potere che li ha sputati dalla propria bocca, chiudendo la loro emittente da un giorno all'altro. Molti continuano a difendere il regime anche oggi, e magari anche dopo aver passato qualche giorno dentro (per via dell'occupazione della sede), come vedrete nell'anteprima de "Il successo greco" all'evento del 12 aprile.
Quindi, sì, non c'è nessuna lieta novella.
In qualsiasi studio televisivo vada gli uscieri, i tecnici, i cameramen, le truccatrici, i microfonisti, ecc. mi stringono la mano e mi incoraggiano. Il resto lo vedete, è quello che va in onda. Certo, non sono contento che queste persone perdano il lavoro. Non è colpa loro. Ma non è nemmeno colpa nostra.
Quando si capirà che non esistono più safe haven di alcun tipo, allora forse maturerà un minimo di coscienza e si porranno le condizioni per una riscossa.
Continuerò a evidenziare in questo blog i motivi per i quali sarebbe interesse dei giornalisti strapparsi i paraocchi. Loro sono stati una parte importante del problema, loro devono essere una parte della soluzione.
Personalmente ho i miei dubbi che la voglia di riscatto e di "verità" sia superiore alla necessità di portare a casa il pane per tirare a campare, e se la volontà di non abbassare la testa possa prevalere sulla paura del ricatto, ma a ben pensarci è anche il dubbio amletico al quale hanno sempre dovuto rispondere molti commercianti vittime del pizzo, o i testimoni di omicidi mafiosi, etc. Solo che in questi casi generalmente, il commerciante che non denuncia la criminalità è additato dalla società civile come "colluso" (si deve sempre denunciare) . Il giornalista invece di solito viene giustificato per via delle "linee editoriali".
*esempi: 1, 2, 3, 4, 5 [...]
e potrei continuare a lungo con casi simili, meglio metterselo in testa: non esistono "safe heaven". Siamo tutti (lavoratori salariati, disoccupati, malati, studenti, vecchi ed indigenti) sullo stesso "Titanic", è ora di smetterla di suonare: l'acqua, ormai, la sentiamo bagnarci le caviglie.

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